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venerdì 9 luglio 2021


Vegetali surgelati, numeri da record

Il 2020 è stato un anno record per i consumi di surgelati: gli italiani ne hanno mangiati oltre 15 chili a testa, prediligendo soprattutto i prodotti vegetali. In particolare, la categoria è cresciuta a doppia cifra nel retail (+12,1%) mentre sono crollati i consumi fuoricasa (-37%).

Nonostante nell’anno passato i consumi delle famiglie italiane abbiamo subito un calo del 9,1% rispetto al 2019, la spesa media mensile per cibo e bevande ha rappresentato un dato in controtendenza, che ha segnato un aumento dello 0,8%. “In questo contesto i prodotti surgelati hanno ottenuto risultati molto positivi, con una crescita del +5,5% sul 2019, per un consumo complessivo pari a 896.034 tonnellate”, emerge dal Rapporto Annuale sui Consumi dei prodotti surgelati di Iias (Istituto Italiano Alimenti Surgelati) che ha fotografato l’andamento del settore in Italia nel 2020, fornendo anche alcuni dati sul primo trimestre 2021.

Tra i leader del comparto ci sono i vegetali che, come riporta lo studio, nel 2020 hanno registrato un incremento dei volumi del 10,5% sul 2019, pari a 252 mila tonnellate commercializzate e rappresentando una crescita di oltre il 42% per il totale del settore retail.
“A trainare l'aumento - specifica l’Istituto - soprattutto i vegetali preparati, seguiti da zuppe e minestroni, in linea con la richiesta di benessere ed elevati contenuti nutrizionali, che sta accompagnando le scelte dei consumatori”.



Molto bene anche le patate surgelate, che nel 2020 hanno registrato una crescita del 10,7% con 80 mila tonnellate vendute “a conferma del valore di questo importante segmento produttivo”.
Positivo anche il trend dei prodotti ittici, che nel retail si attestano a 111.097 tonnellate (+18% sul 2019); anche pizze e snack hanno fatto registrare un incremento ragguardevole, raggiungendo un volume di 90.746 tonnellate (+15,6%). I piatti pronti/ricettati e le paste ripiene surgelate hanno visto premiati i costanti sforzi di innovazione delle aziende nella direzione del gusto e della varietà dell’offerta con 33.940 tonnellate commercializzate (+4,8%). Si accentua infine la crescita anche delle carni surgelate, sia rosse che bianche, che con 14.620 tonnellate commercializzate nel retail, fanno registrare un incremento rispettivo sul 2019 del +10,5 e +9%.

Secondo la ricerca dell’istituto a condizionare le scelte alimentari degli italiani, anche nel settore surgelati, sono stati principalmente quattro driver di acquisto: l’esigenza di consumare prodotti salubri e sicuri, la tendenza al risparmio e al contenimento degli sprechi, il bisogno di una “gratifica” quotidiana, la sostenibilità sociale ed ambientale.

“La familiarità dei consumatori italiani con i surgelati – commenta Giorgio Donegani, presidente Iias – sembra ormai una tendenza stabile, che va al di là del particolare anno trascorso e poggia sui numerosi e verificati punti di forza di questo tipo di alimenti: l’alto livello qualitativo delle materie prime; la disponibilità costante in ogni periodo dell’anno; l’elevato apporto nutrizionale; la sempre più vasta ampiezza della proposta; l’enorme praticità d’uso; la grande valenza anti spreco e, in generale, la rispondenza alle crescenti esigenze di consumo sostenibile”.



Surgelati nel 2020, numeri e successi

Già in crescita nel 2019, lo scorso anno i surgelati hanno continuato la loro corsa, attestandosi su un valore di mercato che ha oscillato tra i 4,4 e i 4,7 miliardi di euro. Una performance ha cui ha contribuito l’andamento del settore retail che, con 595.379 tonnellate è arrivato a coprire il 68,5% del valore di mercato. Il Door to Door ha raggiunto quota 100 mila tonnellate commercializzate, positivo anche l’andamento dell’e-commerce. Quest’ultima modalità di acquisto è stata favorita dalle restrizioni dell’emergenza sanitaria, con trend destinati a consolidarsi anche per la fase post pandemia.
In questo scenario, il Fuoricasa ha registrato un pesante -37% nel volume dei consumi, con una brusca inversione di tendenza rispetto a un trend che, negli anni precedenti, era sempre stato connotato da un aumento costante anche in termini di valore (dai 67,4 miliardi del 2008 a 83 miliardi nel 2018, con un ulteriore +1,1% fatto registrare nel 2019). A pagarne le conseguenze più pesanti il settore della ristorazione, drammaticamente penalizzato dalle chiusure forzate imposte durante la pandemia.

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