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venerdì 2 aprile 2021


Prevedere gelate e fitopatologie con un unico strumento

Con un clima sempre più imprevedibile e malattie sempre più virulenti è fondamentale capire cosa succede nel frutteto. I produttori di pere, purtroppo, lo sanno fin troppo bene, viste le patologie che stanno mettendo in ginocchio questa coltura. 
È noto come un patogeno fungino piuttosto che un batterio si sviluppa con il giusto mix fra temperature, umidità e bagnatura fogliare. Parimenti, anche i trattamenti di difesa dovrebbero essere svolti nelle giuste condizioni per essere efficaci. Troppo spesso il frutticoltore si affida “all’esperienza” per capire quando e come trattare. Il problema è che negli ultimi anni con un clima impazzito, nessuno può affermare di avere esperienza a tal proposito. E se fosse uno strumento a suggerire al produttore quando intervenire?

A proporre il nodo di bagnatura fogliare (nella foto di apertura) è la startup ravennate iFarming. “Si tratta di una centralina autonoma che ogni 15 minuti raccoglie determinati dati relativi a temperatura, umidità e percentuale di bagnatura fogliare, per poi inviarli tramite onde radio ad un apposito cloud – spiega a Italiafruit News Francesco Civolani, analista dati presso la startup - Una volta importate le informazioni viene fatta un’elaborazione, da cui ricaviamo indicazioni sulla possibile insorgenza di fitopatologie molto pericolose come Peronospora e Ticchiolatura”.
Posto direttamente sulle piante ad un’altezza di 100/150 centimetri dove l’apparato vegetativo è più sviluppato, il nodo di bagnatura fogliare è in grado di monitorare il microclima e garantire parametri verosimili. L’utilizzo consigliato è di un paio di dispositivi per ettaro e la sua batteria è progettata per durare circa due anni.


Il nodo di bagnatura fogliare di iFarming installato in un frutteto

“L’utilizzo della centralina – continua l’analista – può rivelarsi fondamentale per prevedere le gelate. Monitorando le temperature, siamo in grado di allarmare l’agricoltore in tempo reale tramite mail: a questo punto sarà il produttore a decidere se accendere l’impianto antibrina o i ventilatori per prevenire i danni”. 

Il dispositivo viene installato su diverse coltivazioni arboree come kiwi, melo, pesco, susino, actinidia, mandorlo, noce e anche su coltivazioni orticole come pomodori, finocchi, cavoli, verze ed anche viti.
Dal momento in cui viene accesa la centralina, la startup affianca i clienti con un supporto agronomico continuo. Grazie all’elaborazione dei dati svolta, viene compiuto un monitoraggio intelligente per cui il produttore è in grado di trattare con le giuste condizioni fogliari, solo quando è richiesto o può intervenire in caso di sviluppo di malattie.

“Stiamo applicando i nodi già da inizio 2018 e siamo oggi in grado di elaborare anche modelli previsionali in cui comunichiamo al produttore che in un certo intervallo di tempo potrebbe avere l’insorgenza di peronospora, alternaria o altre malattie – aggiunge Civolani – Per esempio utilizzano le nostre tecnologie i coltivatori di pero nel ferrarese e i viticoltori della zona di Valdobbiadene, dove i mezzi di difesa sono limitati e la tempestività è un elemento fondamentale, soprattutto se sono in regime biologico".

Il nodo terreno di iFarming

La centralina si caratterizza anche per il suo costo decisamente economico che comprende l’acquisto della sensoristica, il software e la consulenza agronomica. Inoltre, tutti i dispositivi proposti da iFarming rientrano nel credito di imposta 4.0 che permette di scontare in tasse tutte le tecnologie utili all’agricoltura di precisione.
Anche se la vendita dei dispositivi avviene ancora in maniera diretta tramite la startup e la struttura di Romagna Impianti a cui sono associati, per il futuro si sta valutando l’inserimento di un e-shop.
Relativamente alla diffusione dei dispositivi, iFarming può contare sullo zoccolo duro dei produttori emiliano romagnoli, veneti e pugliesi, mentre continua l’espansione anche in Basilicata, Friuli, Toscana, Lazio e Piemonte.

Il nodo di accrescimento progettato da iFarming

Il nodo di bagnatura fogliare è solo uno dei tanti dispositivi sviluppati dall’azienda, oltre al nodo di accrescimento (clicca qui per approfondire), quello per misurare l’umidità del suolo e gli apporti di irrigazione, solo per citarne alcuni.

Non mancano ovviamente le idee per il futuro e la startup sta già lavorando ad una linea di sensori wireless. “Sono dispositivi, come il caso delle foglie wireless, che trasmettono senza essere collegati a centraline madri –conclude Civolani – con il vantaggio di disporre di un numero maggiore di sensori riducendo i costi e avendo allo stesso tempo più punti di controllo”. 

Ha collaborato Fabrizio Pattuelli.

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