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giovedì 25 marzo 2021


Drupacee, la superproduzione fa paura al Sud

Finalmente un po' di respiro. Da Nord a Sud le notti fredde dovrebbero essere terminate. Almeno stando alle ultime previsioni climatiche, da qui a Pasqua le temperature dovrebbero via via salire. Ci sarà dunque modo, e tempo, per valutare lo stato dei frutteti di drupacee.

Nelle zone produttive del meridione non ci sono, ad oggi, segnalazioni di particolari situazioni critiche. In Puglia e Basilicata, infatti, "le piante di albicocche, pesche e nettarine sembra che non abbiano risentito dell’ultima ondata di freddo", spiega a Italiafruit News Omar Bandini, tecnico di Orogel Fresco responsabile per il Sud Italia.

"Da San Ferdinando di Puglia a Montescaglioso, da Policoro a Pisticci, la produzione di drupacee c’è ed è equilibrata; per certe varietà di albicocche, come Faralia e Farbaly (foto di apertura, ndr), si nota pure una produzione abbondante. La più grande preoccupazione di oggi non è quindi data dal freddo, ma dalle spese che i frutticoltori dovranno sostenere per il diradamento”.


Albicocca Colorado (Montescaglioso, foto del 23 marzo) 

La reale situazione produttiva per le drupacee del Sud Italia si potrà comunque iniziare a comprendere solo con la ripartenza del caldo. “Le prime valutazioni, a mio avviso, si potranno fare dalla settimana successiva alla Pasqua; per le previsioni produttive bisognerà aspettare almeno il 15 aprile”, evidenzia ancora Bandini.

E’ possibile, in ogni caso, che l’abbassamento termico degli ultimi giorni si farà sentire sulle varietà più precoci. “Riguardo alle prossime raccolte, l’unica che mi sento di dire oggi è che le cultivar in maturazione dall’1 al 31 maggio potrebbero un po’ soffrire la riduzione del calibro. Alle piante di queste varietà mancano una decina di giorni di lavoro e bisognerà vedere se e come riusciranno a recuperarli”.

“Di fronte a questa prospettiva - conclude il tecnico di Orogel - i produttori di drupacee devono essere molto bravi nelle operazioni di diradamento. Come dico sempre è meglio non concentrarsi sui volumi, ma cercare di avere frutti di grossa pezzatura, per essere in grado di accontentare il mercato”.


Albicocca Colorado (Montescaglioso, foto del 23 marzo)

Il gelo si è fatto più sentire negli areali del Nord Italia. Le situazioni più critiche per le drupacee si registrano nella zona centrale e costiera della Toscana (clicca qui per leggere l'articolo) e in provincia di Ravenna, in Emilia-Romagna, dove si prospettano pesanti ripercussioni soprattutto sulle produzioni del Faentino (clicca qui per leggere l'articolo)Anche i frutticoltori dell'Imolese (Bologna) si stanno leccando le ferite.

Non teme invece il peggio Walter Monari per il Vignolese (Modena), area di coltivazione delle rinomate ciliegie e susine di Vignola Igp. "Se il freddo si fermerà qui, come ci dicono le ultime previsioni meteo, credo che non avremo i pesanti danni subiti l'anno scorso (-65% per susine, -50% per ciliegie). Complessivamente le perdite saranno limitate. D'altronde nella maggiore parte delle zone produttive del nostro comprensorio si sono registrate temperature minime di meno 1-2 gradi centigradi. Solo poche aree ristrette sono scese a meno 4 gradi", precisa lo stesso direttore del Consorzio di tutela della Ciliegia di Vignola Igp.

"La piena fioritura delle ciliegie è attesa per metà-fine della prossima settimana", che termina con la Pasqua. Mentre "le previsioni produttive saranno stilate dopo il 20 aprile prossimo", conclude Monari.



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