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venerdì 5 marzo 2021


«Rocca Imperiale, i nostri limoni apprezzati a New York»

Un microclima favorevole e senza gelate che favorisce una produzione di limoni extra succosi, dalla buccia edibile e con un alto contenuto di limonene. Siamo a Rocca Imperiale, in provincia di Cosenza, dove ha sede l’azienda Varone Fruit che commercializza i suoi limoni in tutto il mondo.

“Siamo nati da poco raccogliendo l'eredità dell’azienda di mio padre, Giuseppe Varone, nel settore da oltre 40 anni – spiega a Italiafruit News Domenico Varone, titolare dell’impresa - Ci occupiamo in prevalenza di limoni ma anche di altri agrumi, come clementine, mandalate, mandarini, e poi albicocche, pesche e pere. Abbiamo dieci ettari di produzione nostra e, con i nostri fornitori, arriviamo ai 400 ettari”.


Il limone di Rocca Imperiale Igp, dotato anche della certificazione Global Gap e Grasp, viene esportato dall’azienda fino a New York. “Collaboriamo con operatori statunitensi già da tre anni con quasi 5 container inviati all’anno. Anche se il limone ha un’elevata shelf life, il viaggio verso l'America dura 3-4 settimane e un 10% del prodotto tende a guastarsi. Per questo, con il nostro grossista americano, stiamo sperimentando un container a refrigerazione passiva che mantenga la temperatura a 2-3 gradi conservando meglio il prodotto. Sarebbe un bel vantaggio per noi, considerato che in questo periodo anche i viaggi in nave sono limitati ogni 15 giorni, mentre prima partiva una nave a settimana. Una volta eliminati i problemi di traporto, siamo sicuri che gli ordini potranno aumentare”.



Oltre a produrre e commercializzare il prodotto Igp, Varone Fruit tratta anche i limoni convenzionali della zone dell’Alto Ionico, tramite fornitori di Rossano, Nova Siri, Policoro, Montegiordano. Questi prodotti sono distribuiti con il marchioRocchesì-l’antico limone calabrese” in cui il mezzo limone simboleggia il sole che illumina il mare, elementi tipici del territorio calabrese.
La maggior parte delle confezioni sono sostenibili, composte da cartone interamente riciclabile. “Anche la fascetta riportante il brand è realizzata in carta – sottolinea Varone – sono sempre di più i clienti che ci richiedono packaging green”.




L’azienda commercializza i suoi prodotti anche con la Francia, la Germania e la Danimarca. “Stiamo puntando sull’estero perché ci dà molte soddisfazioni - dice l'imprenditore - mentre in Italia spesso i consumatori guardano solo al prezzo”.
Relativamente alla distribuzione italiana, l’azienda è in cerca di collaborazioni. “Lavoriamo già in Gdo tramite dei nostri clienti ma ci piacerebbe avere un contatto diretto con le catene”. E aggiunge: “Siamo sempre pronti ad approcciare nuovi canali commerciali e lavoriamo anche con i mercati all’ingrosso di tutta Italia, anche se quest’anno la domanda è calata, complice la chiusura dell’Horeca”.




La qualità dei prodotti è ottimale grazie all’inverno piovoso che ha contribuito alla buona crescita dei limoni per un 30% di volumi in più rispetto allo scorso anno.
Il vero problema resta però la vendita: “Se l’anno scorso non c’era prodotto – dice Varone – quest’anno il clima favorevole ha portato ad una sovraproduzione: tutti fanno limoni, dalla Calabria alla Puglia passando per la Sicilia. Prima in qualsiasi mercato vendevamo una pedana da una tonnellata in tre giorni, ora ci tocca aspettare anche una decina di giorni. La situazione aveva iniziato a migliorare con le zone gialle ma con l’ultimo Dpcm si è bloccato di nuovo tutto e molti ordini sono stati annullati”. Un problema a cui si somma anche la provenienza di agrumi a prezzi bassissimi ma di qualità inferiore a quelli made in Italy, sottolinea Varone. “Per non parlare dei frutti tunisini a marocchini, su cui spesso vengono utilizzate sostanza da noi già bandite da tempo”.



Oltre a commercializzare prodotto fresco, l’azienda produce diversi trasformati come le confetture 100% naturali, scorzette caramellate e canditi.
A breve la Varone Fruit otterrà anche la certificazione biologica. “Crediamo che il futuro passi dalla salute delle persone – sostiene il produttore – e cerchiamo di coltivare un prodotto più naturale possibile, con controlli periodici e un’attenta raccolta manuale”.
E conclude: “Quando l’epidemia sarà finita, ci piacerebbe spiegare ai bambini come vengono prodotti i nostri limoni. Portare i più piccoli nelle campagne è il primo passo per valorizzare il nostro settore, di fondamentale importanza per il Paese”.

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