eventi
FRUIT LOGISTICA
Berlino & Online
18-20 Maggio 2021

CIBUS
Parma 
31 Agosto - 3 Settembre 2021
MACFRUT 2021
Rimini
7-9 Settembre 2021

TUTTOFOOD
Milano 
22-26 ottobre 2021
INTERPOMA
Bolzano
4-6 Novembre 2021 
FIERAGRICOLA 
Verona
26-29 Gennaio 2022

leggi tutto

lunedì 22 febbraio 2021


Tipicità, come avere successo in Gdo

Ci sono notevoli margini di crescita per tipicità, prodotti certificati e nicchie ortofrutticole nella distribuzione italiane. A patto di riuscire a garantire distintività e di comunicare adeguatamente il prodotto e il territorio dal quale proviene, senza eccedere in segmentazione. E' quanto emerso dalla nostra diretta Facebook di venerdì alla quale hanno preso parte tre imprenditori aderenti a La Grande Bellezza Italiana (Stefania Mana, responsabile commerciale reparto frutta, Fabio Bergonzoni, specialist pere e Leonardo Odorizzi coordinatore e produttore della rete) e, in rappresentanza della Gdo, Sandro Massei, responsabile acquisti ortofrutta di Unicoop Firenze. 



"Occorre far progredire la cultura dei consumatori insieme ai prodotti, la passione nasce dalla conoscenza e, inoltre, serve rendere la produzione più in linea con le esigenze della distribuzione", ha detto il publisher representative di Agroter e Italiafruit Roberto Della Casa nel mettere in fila i temi emersi dalla diretta. "Ben vengano strumenti di aggregazione utili per rendere più fluidi i rapporti tra gli estremi della filiera. Ma serve operare sulla vera distintività, che non vuol dire puntare sulla sostenibilità del packaging, come stanno facendo tutti; è più utile puntare sul gusto vero. Perché servono valori veri". 

Gli italiani non sanno di mangiare pere italiane, non conoscono la stagionalità e anche questo è un fronte su cui lavorare per aumentare il valore: "L'ortofrutta - ha aggiunto Della Casa - ha un percepito ancora inadeguato, va aumentato tenendo conto delle nuove tendenze. Sull'incremento di quota del confezionato rispetto allo sfuso, ad esempio, non si tornerà più indietro e ciò può rappresentare un vantaggio soprattutto per alcuni prodotti tipici del Made in Italy come le pere".

In apertura, Massei ha spiegato che il settore della distribuzione naviga a vista e vive momenti di notevole incertezza, complici i continui cambiamenti di colore delle regioni a seguito dell'emergenza sanitaria: "I negozi più grandi sono quelli che registrano le difficoltà maggiori per le chiusure forzate dei centri commerciali nei weekend, che contribuisce a ridistribuire l'affluenza della clientela durante la settimana; a livello di categorie registriamo un andamento lento degli agrumi che erano andati bene del 2020, complice il problema di conservabilità. In generale - ha concluso Massei - le aspettative per i prossimi mesi non sono delle migliori anche se rispetto ad altre insegne abbiamo beneficiato meno dell'effetto del primo lockdown dello scorso anno, per cui il confronto vendite non dovrebbe essere traumatico". 



"Abbiamo pensato a un modello più veloce e snello per soddisfare, attraverso un paniere ricco, un consumatore sempre più volubile", ha detto Odorizzi nel parlare de La Grande Bellezza. "Vogliamo far emergere l'italianità in maniera sempre più convinta. Il consumatore ha bisogno di essere orientato e di avere un brand di riferimento: La Grande Bellezza è un marchio di tutti". Tante le specialità presenti nella gamma, per le quali si cerca di garantire continuità nelle forniture, "come nel caso delle pesche".

"Unicoop Firenze  - ha ripreso Massei - da sempre  sostiene le produzioni territoriali e ha la presunzione di essere uno stimolo alla crescita delle referenze locali sponsorizzando meccanismi di aggregazione aperti anche ai piccoli agricoltori in un tessuto, come quello della Toscana, dove c'è scarsa massa critica". "Le specialità - ha aggiunto il buyer - sono strategiche ma insieme alla territorialità serve una qualità organolettica reale, percepita e percepibile dall'acquirente finale".

Serve insomma un percorso di crescita a 360 gradi per le nicchie così come per il premium. Anche per la pera, che resta un articolo strategico per il Made in Italy ma attraversa una fase di crisi, come ha confermato Fabio Bergonzoni: "Non è un prodotto semplice, noi miriamo ad innalzare il livello organolettico attraverso portinnesti forti e di alto livello, ad assicurare la migliore conservazione possibile e la maturazione corretta del frutto destinato agli scaffali dei punti vendita".

E mentre cambiano velocemente gli scenari di riferimenti ("Oggi gli italiani fanno la spesa meno volentieri di prima e mentre molti di loro si stanno impoverendo, altri hanno più soldi di prima e potrebbero riversarli sui prodotti dell'agroalimentare di alta qualità", ha detto Della Casa), i rapporti di filiera non sono sempre semplici. 



Ma il Made in Italy può rappresentare una carta vincente, come ha sottolineato Stefania Mana: "La nostra rete vuole far emozionare il consumatore e portarlo in un viaggio nel gusto, nel rispetto dei calendari di maturazione e produzione, per una spesa più veloce e sicura di prodotti contenuti in confezioni ecosostenibili".

Come avvicinare il consumatore all'area della tradizione? "Non è facile. Oggi va assicurata la possibilità di fare una spesa rapida, in sicurezza, con le debite distanze interpersonali, con un packaging impattante, raccontando la storia, ma non si possono più fare momenti di vendita assistita", ha risposto Massei. "Nei nostri punti vendita cerchiamo di valorizzare i prodotti in aree espositive dedicate e chiare, con confezioni green, recuperando prodotti della tradizione". Le Deco possono costituire una freccia all'arco della Gdo? "Stiamo attenti a non esagerare con l'offerta... E poi l'Italia è il paese dei campanili: rischia di essere controproducente". 

Ben venga la segmentazione, purché sia percepibile ha aggiunto Della Casa, che ha fatto un parallelismo con il vino: "Senza comunicazione, senza degustazioni che diano suggestioni, senza coinvolgere i tanti appassionati, anzi maniaci, del nostro settore, l'ortofrutta rischia di essere perdente e di restare commodity".

E di vino ha parlato in chiusura anche Odorizzi spiegando che "se ci fossero bottiglie senza etichette non se ne venderebbe nemmeno uno: ho passato metà della mia vita a occuparmi sotto traccia di certificazioni obbligatorie, con La Grande Bellezza abbiamo pensato di esaltare i prodotti e a breve daremo vita a una campagna social per evidenziare le peculiarità di alcuni delle nostre 18 specialità. Il Covid ha contribuito a dare più sprint all'italianità: noi puntiamo anche su questo".


Copyright 2021 Italiafruit News



Leggi altri articoli di:

Leggi altri articoli su:

Gdo

Altri articoli che potrebbero interessarti: