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martedì 2 febbraio 2021


Basf investe nell’agricoltura biologica

La resilienza del settore è testimoniata anche dagli investimenti portati a termine proprio in questo periodo difficile. Come il nuovo reparto M dello stabilimento di Pontecchio Marconi (Bologna) di Basf inaugurato ieri in diretta Facebook.

Il nuovo impianto, i cui lavori erano iniziati già ad agosto 2019 per poi subire alcuni rallentamenti, è stato progettato per produrre una nuova gamma di soluzioni a supporto dell’agricoltura biologica.
“In particolare – ha sottolineato durante la conferenza Manuel Pianazzi, site manager Pontecchio Marconi presso Basf – ci concentreremo sulla produzione di In356, uno stabilizzante alla luce che trova applicazione sulle plastiche utilizzate per l’agricoltura biologica come i teloni per le serricoltura”.



Manuel Pianazzi in collegamento con il nuovo stabilimento 


E ha aggiunto: “Dato il forte richiamo all’agricoltura biologica di questi ultimi anni, riteniamo fondamentale che gli agricoltori possano contare su materiali innovativi, che non si distruggano in breve tempo e che siano facilmente recuperabili. Inoltre il nostro prodotto non avrà un impatto solo sulle economie locali dato che sarà distribuito in tutto il mondo”.

Lo stabilizzante sarà prodotto secondo i più elevati standard di sicurezza e innovazione che caratterizzano lo stabilimento, in accordo con le logiche tipiche dell’industria 4.0. 


Una veduta aerea del nuovo stabilimento

“A questo progetto hanno collaborato più di 200 persone – ha continuato Pianazzi – all’interno di un progetto che prevede un investimento totale di 100milioni di euro, di cui 20 destinati solo a Montecchio. Il nuovo reparto non rappresenta solo un’unicità per il territorio in cui è collocato ma anche per la nostra azienda: in futuro ci permetterà infatti di implementare nuove tecnologie dal punto di vista della produttività ma anche di impatto ambientale e lavorativo”.

Le tecnologie all’avanguardia di cui è dotato lo stabilimento permettono una facile raccolta dati, fondamentale per la risoluzione dei problemi anche da remoto. Il nuovo impianto può contare su una bassa età media di collaboratori, pari a 35 anni, e per il futuro continuerà la sua ricerca di nuove capacità e tecnologie, rivolgendosi in particolar modo al mondo dell’università.

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