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lunedì 30 novembre 2020


Sinergia Opera-Origine e più ricerca per evitare il tracollo

Sinergie produttive e commerciali, più ricerca e distintività per rilanciare uno dei frutti tipici del Made in Italy, oggi alle prese con una crisi senza precedenti. E’ quanto emerso sabato nel congresso online “Un anno da Futurpera, problematiche e prospettive”, organizzato da Ferrara Fiere Congressi, Oi Pera e Cso Italy con il supporto del Comune di Ferrara insieme a Opera, Origine Group, Federchimica-Agrofarma. Un appuntamento che ha offerto numerosi spunti anche in termini di possibili soluzioni per ridare fiato al comparto, sull'orlo del precipizio.

Dalla valorizzazione dell'Igp nella regione leader, l'Emilia Romagna, passa molto dei destini futuri e su questo tema c’è la convergenza dei due massimi playe del comparto, Opera e Origine Group, dell’assessorato all’Agricoltura della Regione oltre che dello stesso Consorzio di Tutela e Valorizzazione, per il quale si apre la prospettiva di assumere un ruolo che lo lanci su una nuova dimensione.



La realtà consortile si è impegnata, attraverso le parole del presidente Adriano Aldrovandi (foto sopra), a convocare a breve l’assemblea dei soci per formalizzare "la disponibilità del nostro contenitore al progetto di rilancio della pericoltura nella nostra Regione". Aldrovandi è anche presidente di Opera, che aggrega il 25% della produzione nazionale di pere e il 33% di quella regionale, e in tale veste ha dichiarato senza indugi: “Opera è disponibile e fiera di partecipare a un progetto di rilancio della pera in Emilia Romagna”.



Per il direttore di Origine Group Alessandro Zampagna (foto sopra) “l’Igp può essere una risorsa, lo strumento per incontrarci e fare dei progetti insieme. La nostra disponibilità è totale, ma dobbiamo avere la consapevolezza che l’obiettivo è importante e per questo dovremo essere d’accordo sulle modalità, su quello che vogliamo concretamente fare, a livello di marketing, procedure burocratiche, strutture tecniche, per essere vincenti”.

Molti altri gli spunti emersi dal convegno che, dopo i saluti di Andrea Moretti, presidente di Ferrara Fiere e Congressi, e del sindaco di Ferrara Alan Fabbri, ha registrato in avvio l'intervento del direttore del Cso Italy Elisa Macchi, la quale ha snocciolato i dati delle debacle delle ultime stagioni: dopo un 2019 disastroso, con quantitativi di appena 363 mila tonnellate causa fattori diversi, in primis la cimice asiatica, la campagna in corso è condizionata dalla diffusione del fungo della maculatura bruna in importanti bacini produttivi dell’Emilia-Romagna, in particolare per la varietà Abate. La produzione nazionale è scesa a 610 mila tonnellate con una perdita del 16% sulla media degli ultimi anni, mentre in Emilia Romagna da una media di 500 mila tonnellate il 2020 si è attestata al di sotto delle 400 mila. "I produttori speravano in questa annata di risollevarsi dalle difficoltà dell'anno precedente, chiuso con un disavanzo di 8.600 euro a ettaro ma per quest’anno si stimano ulteriori perdite economiche per 6.200 euro”.



Un arretramento che si traduce in una perdita di peso specifico su scala continentale: in due anni la pericoltura tricolore è scivolata dal 35 al 28% della produzione totale a vantaggio dei principali competitor, in primis Belgio e Paesi Bassi.

Per reagire bisogna partire da una "ricerca organizzata e orientata verso progetti specifici e mirati per non disperdere inutilmente le risorse”, come ha affermato il presidente della Oi Pera Gianni Amidei. Con il coordinamento dell’interprofessione sono state infatti intraprese diverse ricerche, co-finanziate dalla Regione Emilia-Romagna e dagli stessi soci dell'Oi, e gestite da Crpv  e Agri 2000. Le prime risposte dovrebbero arrivare nel 2021. "Nell’attesa è necessario implementare forme di aiuto a tutti gli agricoltori che per due anni consecutivi non hanno realizzato reddito”, ha sottolineato Amidei. 

E il tema della ricerca non si deve limitare agli aspetti fitosanitari, puntualizzati da Alvaro Crociani, direttore di Crpv. Per Ugo Palara, coordinatore tecnico dell’Oi, “la riduzione del consumo, con un calo della domanda del 12% negli ultimi due anni, rende prioritario il tema del miglioramento genetico-varietale, anche attraverso le New Breeding Techniques”. Secondo il tecnico non bisogna tuttavia dimenticare il tema degli impianti, individuando alternative più performanti rispetto ai modelli ad alta intensità di piantagione tipici del Nord Europa, né gli aspetti legati alla cosiddetta agricoltura 2.0 e alla ricerca post-raccolta. 



Nel suo intervento Paolo De Castro, primo vice-presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale al Parlamento UE, ha sottolineato le difficoltà legate all'assenza di principi attivi di nuova generazione destinati all’ortofrutticoltura in sostituzione a quelli proibiti e la necessità di dare risposte concrete ai produttori: “Come Commissione Agricoltura abbiamo chiesto al Commissario Ue un'analisi di impatto puntuale riguardo alle proposte avanzate nell'ambito del Green Deal e della Farm to Fork così da poter dare risposte coerenti con gli obiettivi di sostenibilità senza venir meno agli interessi dei produttori. Mi riferisco alla possibilità di utilizzo di nuovi principi attivi e di implementare la ricerca genetica anche intra-specie”. “Quello della ricerca è un tema fondamentale - ha detto De Castro  Ma la produzione non deve dimenticare l’obiettivo di organizzarsi meglio, di aggregarsi per essere più competitiva”.

Un intervento apprezzato dal presidente di Federchimica-Agrofarma Alberto Ancora, che ha sollecitato la necessità di definire un contesto normativo chiaro e stabile così da eliminare il rischio per l’Europa di perdere competitività a causa dei minori investimenti delle multinazionali, sempre più orientate verso Paesi in grado di garantire loro una maggior tutela: "Ora è il momento di spingere sull’innovazione e non guardare solo al bio come forma di sviluppo sostenibile”.

Insomma, se non c’è disponibilità economica, se le aziende non ce la fanno, non si va da nessuna parte. Sulla stessa linea anche il presidente di Confagricoltura Emilia Romagna Albano Bergami, che da frutticoltore ha rimarcato l'urgenza e la necessità della ricerca genetica oltre che dell'uso di nuovi principi attivi per combattere le minacce costanti legate al cambiamento climatico e ai nuovi parassiti.  



L’appello di Stefano Calderoni, presidente di FuturPera, a dare seguito all'impegno del governo distribuendo risorse ad hoc, ad oggi non ancora arrivate, è stato recepito dall’assessore all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna Alessio Mammi, che ha anticipato lo sblocco di 42 milioni di euro di finanziamenti in arrivo entro l’anno, 11 milioni nel 2021 con la Regione disposta ad anticipare finanziamenti per ulteriori 31 milioni di euro sempre nel 2021.

E sull’aggregazione produttiva e commerciale, Mammi è stato perentorio: “Non è più il momento delle divisioni ma è quello di unire le forze dopo due anni di enormi difficoltà per il comparto perché l’Emilia Romagna può e deve uscire dall'emergenza. Qui oggi è stata espressa chiaramente la volontà di lavorare insieme attorno alla valorizzazione dell’Igp pera e la Regione farà sicuramente la sua parte. Aspettiamo che il progetto sia messo a punto e ci venga inviato”. 

Sono intervenuti al congresso anche il senatore Mino Taricco, della Commissione Agricoltura del Senato, il quale ha confermato la centralità della ricerca genetica ma anche di “un grande gioco di squadra nella filiera”, e il deputato Guglielmo Golinelli, della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati: "Gli obiettivi devono essere sostenibilità economica, semplificazione burocratica, chiara programmazione economica per il settore, concordando sull’importanza determinante della ricerca genetica e di uscire dalle contrapposizioni sui principi attivi".

Il congresso moderato dal presidente di Cso Italy Paolo Bruni ha segnato il battesimo pubblico di Felice Assenza quale capo dipartimento dell’Ispettorato Repressione Frodi del Mipaaf, il quale ha sintetizzato quello che sarà il suo impegno per garantire la trasparenza del mercato, contrastare le pratiche sleali e tutelare il prodotto italiano, mentre il capo dipartimento delle Politiche internazionali del Mipaaf, Giuseppe Blasi, delegato anche a coordinare il Tavolo Ortofrutticolo Nazionale ha messo in guardia il settore: il nuovo indirizzo generale della politica Ue non va preso sottogamba perché potrebbe condizionare fortemente l’elargizione dei finanziamenti europei. Serve dunque arrivare a tutti in costi ad un accordo sulle regole in maniera organizzata e condivisa.

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Nella foto di apertura, da sinistra: Moretti, Bruni, Calderoni e Amidei


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