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giovedì 12 novembre 2020


«Azzeriamo l'Iva sull'ortofrutta»: la proposta fa discutere

Azzerare l’Iva su pane, latte, frutta e verdura, ridurla di due punti per bevande carne, pesche, zucchero, caffè, servizi alberghieri, calzature, carburanti e altri beni: la proposta è stata lanciata martedì dalla Lega "per dare una boccata d'ossigeno a famiglie e imprese agevolando i consumi in questo momento critico". Un'alternativa ai "Decreti Ristori" il cui costo, stando ai dati della Lega, si aggira sui 20 miliardi, 3,8 dei quali per la cancellazione dell'aliquota sui beni di prima necessità; quella dell'ortofrutta è oggi al 4%




"Anche altri Paesi europei stanno andando in questa direzione, la Germania a giugno ha disposto un taglio di 3 punti dell'aliquota massima", il commento del leader leghista Matteo Salvini che ricorda come di riduzione dell'imposta per l'Italia si sia parlato agli Stati generali di inizio estate, senza poi alcuni seguito concreto. "Non servono mance, ma un intervento organico e di sistema", aggiunge. L'abbassamento di 2,2 punti sull’aliquota media ponderata, secondo i promotori, avrebbe un impatto espansivo tendente allo 0,5% del Pil, in linea con i risultati di studi internazionali sul tema. 

“Considerato il ridotto potere di acquisto dei consumatori, riteniamo che qualsiasi misura funzionale a stimolare i consumi alimentari e ortofrutticoli vada ben accolta”, sottolinea Davide Vernocchi, coordinatore ortofrutta di Alleanza delle cooperative.

"Noi più volte, nelle interlocuzioni, abbiamo ribadito il fatto che abbassare l’Iva può fungere da volano", dice la vicepresidente di Confcommercio e presidente dei dettaglianti Fida Donatella Prampolini. "La proposta è tuttavia un po’ generica e andrebbe meglio valutata. In ogni caso, come detto all’inizio, tutto ciò che consente di far aumentare il potere di acquisto delle famiglie e di conseguenza i consumi interni, certamente non ci trova contrari".


"Ben vengano tutti gli interventi di sostegno - concorda il presidente di Italmercati Fabio Massimo Pallottini - ma bisognerebbe fare un'analisi dei costi-benefici anche per capire quanto di questa eventuale decurtazione arriverebbe in fondo a una filiera complessa come quella dell'ortofrutta. Personalmente - aggiunge -  io sarei per fare funzionare bene il Decreto Ristori; la nostra Rete si sta muovendo affinché i benefici possano interessare il più possibile aziende del settore, a partire da quelle dell'ingrosso che lavorano con l'Horeca: sono veramente in ginocchio e al momento non hanno supporti".

Nei commenti su Facebook, insieme ai favorevoli, si leggono dichiarazioni all'insegna della perplessità: "La misura può andare bene a condizione che almeno parte del taglio si rifletta sul prezzo finale al consumatore", uno dei pareri. "Altrimenti i profitti rimangono a monte. E poi, una volta reintrodotta l'Iva, ci saranno forti aumenti del listini...".

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