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Vivai Simeoni Kiwi giovedì 5 novembre 2020


Morìa, l’importanza di tornare a vangare

La morìa del kiwi è un tema che genera discussioni e confronti quotidiani tra gli operatori del settore, specie tra produttori e vivaisti. La diffusione della problematica in numerosi areali dell’Italia ha fatto sì che le aziende agricole si stiano trovando in un momento di difficoltà sia produttiva che decisionale. Chi deve fare o rinnovare gli impianti non sa infatti se farli e soprattutto non sa su quale tipologia di pianta orientarsi.

L'azienda Vivai Simeoni, tra i principali produttori italiani di piante di actinidia, si sta muovendo in più direzioni, partendo da portainnesti resistenti a terreni più “pesanti” e situazioni idriche più estreme. 

“Già dalla prossima stagione - spiega a Italiafruit News Pericle Simeoni (a sinistra nella foto), titolare dell’azienda vivaistica - avremo disponibili piante di portinnesto Bounty 71, che è il più accreditato per il momento, viste le esperienze pregresse derivanti dalla realtà actinidicola neozelandese. Abbiamo inoltre allo studio una pianta con interessanti caratteristiche di radicazione e vigoria, che intenderemo mettere in commercio una volta appurata la validità con il nome di Sim 1”.


Bounty 71

Accanto a questo nuovo scenario, la Vivai Simeoni continuerà anche in futuro a produrre piante a radice nuda ed in vaso di piede diretto di Hayward e Tomuri, perché è convinta che in molte zone d’Italia si possa continuare a produrre dell’ottimo kiwi senza particolari problematiche di morìa. L'Emilia-Romagna, area dove l’uso dell’acqua d'irrigazione è oculato, ne è la testimonianza“Il caso virtuoso di questa Regione dimostra che con una certa operatività nella gestione del frutteto, la morìa si può evitare - sottolinea l'imprenditore - Sicuramente, per contrastarla efficacemente, i produttori di kiwi italiani devono quindi rivedere e migliorare alcune pratiche agronomiche che sono diventate comuni negli ultimi decenni”.

“Oggi molto spesso la caduta di vigoria della pianta viene scambiata per mancanza di acqua. Il problema è che quasi nessun produttore va più in campo per 2 o 3 volte a settimana con la vanga per valutare lo stato del suolo, come si faceva 20 anni fa. Quando la terra tiene lo stampo, come il pongo per intenderci, non bisogna mai bagnare la pianta di kiwi. Mentre se il terreno si sgretola un po' occorre dare una bagnatina leggera, non certo ore di acqua che possono causare danni irreversibili".

“I produttori devono avere inoltre la consapevolezza che un terreno particolarmente umido mal sopporta il passaggio di macchine pesanti per le operazioni meccaniche effettuate durante l’autunno e l’inverno. Ciò può infatti innescare danni visibili sulle piante a partire dalla primavera. Sappiamo infine - conclude l'imprenditore - che è importante rivedere gli apporti nutrizionali non eccedendo mai nell’azoto. Come vivaisti stiamo cercando di stare vicini ai nostri produttori fornendo tutta l'assistenza tecnica necessaria per superare questa problematica”.

Nella foto d'apertura: Pericle Simeoni con il figlio Davide

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