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giovedì 22 ottobre 2020


Mele, gli scarti del frutto rivivono nella cosmesi

Lorenzo Picco è giovane. E sogna, e lo fa in grande: "Voglio diventare un attore dell’economia circolare sul territorio elevando l’agricoltura, oggi considerata a un livello puramente produttivo e di vendita all’ingrosso, a soggetto capace di interloquire con altri settori, come la cosmesi". 

Quattro anni fa ha deciso che recuperare le proprie radici e contemporaneamente i terreni incolti del nonno poteva essere una buona idea. È nata, a Barge, Magna Rosa, la sua azienda di 5,5 ettari che per metà è agricola e per l’altra metà fa agriturismo, "ho studiato un metodo per valorizzare il povero prodotto mela agli occhi della Gdo". Ci sono 4 tappe: un succo 100% mela multi varietale, una linea di trasformati, un servizio di fornitura bio per locali torinesi che ne fanno centrifugati fino ad arrivare all’investimento direzionato alla cosmesi naturale, "il tema è quello della circolarità, bandendo il termine rifiuto e creando un ciclo in cui gli scarti vengono convertiti in nuovi prodotti".

Dagli scarti dei succhi ha ottenuto un semilavorato ricco di polifenoli, fibre alimentari e acido gallico. La "pasta" di mele può essere impiegata in vari ambiti, dalla pasticceria alle creme di bellezza, "per raggiungere questo obiettivo è stato fondamentale partecipare a un workshop all’Environment Park di Torino, aggiudicandomi la possibilità di proseguire la mia ricerca in un progetto pilota nel programma europeo Alp BioEco Interreg, con la mentorship della dottoressa Barbara La Licata". La linea, che verrà prodotta in collaborazione con Reynaldi di Pianezza, si chiamerà Ant (la radice della parola deriva da uno dei fondamentali in cosmetica, l’antiossidante) e verrà promossa al suo interno dall’azienda Vortex che è anche il nome della start up che prenderà casa all’Incubatore del Politecnico I3P.

Picco è convinto che la ricetta che mescola innovazione di processo alle sane tradizioni di campagna possa essere una leva di sviluppo per il tutto territorio. Il progetto ha, per Picco, un duplice vantaggio: "Le mele che ho selezionato appartengono ad antiche varietà tipiche del territorio pedemontano piemontese. Inoltre la biodiversità — spiega il giovane imprenditore — garantisce una straordinaria ricchezza di polifenoli e il processo messo a punto può essere applicabile a qualsiasi sotto prodotto di linea industriale di lavorazione dei succhi di frutta. Immagino un futuro in cui la tutela dell’ambiente venga determinata da azioni collettive basate sul system-thinking. Significa essere consapevoli della correlazione tra il benessere degli esseri umani e dell’ecosistema, dando vita a una rete di rapporti economici virtuosi tra chi produce e chi consuma".

Fonte: Torino.corriere.it


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