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mercoledì 14 ottobre 2020


Quello che Presa Diretta non vi ha detto

Ricostruire un articolato quadro come quello della filiera ortofrutticola usando solo il bianco e il nero è praticamente impossibile. Io amo le sfumature, sono i dettagli che spesso fanno la differenza, ecco perché avrei umilmente consigliato a Presa Diretta di usare una tavolozza piena di colori: l'immagine della filiera ortofrutticola emersa durante l'ultima puntata del programma di Rai3, “Il prezzo ingiusto” (clicca qui per leggere la notizia), è purtroppo parziale e, a tratti, lontana dalla realtà.

I processi mediatici non fanno per me, ma col dito puntato verso la Gdo e nessuna analisi del mercato è difficile trasmettere ai telespettatori quali sono le regole scritte e non – alcune delle quali sbagliate e assolutamente da rivedere – che governano il comparto. La semplificazione di avere buoni e cattivi che si affrontano ogni giorno in una sorta di Far West buca sicuramente lo schermo, ma per chi come noi vive la filiera quotidianamente lascia l'amaro in bocca. Finché l'approccio sarà questo, scordiamoci pure di voltare pagina e lasciarci alle spalle la stupida guerra sui centesimi.



Sul piccolo schermo si è parlato di piccoli produttori e intermediari. Ma i canali con cui la Gdo si rifornisce di frutta e verdura sono solo marginalmente questi: le maglie della distribuzione sono molto più strette anche nella selezione dei fornitori. Se si esclude l'intervento di Giuliano è mancata la voce dei grandi gruppi – cooperativi e non – che servono i supermercati del Paese.

Le mele non si vendono sottocosto e il perché è chiaro per tutti gli addetti ai lavori: la commercializzazione di questi frutti è in mano a pochi grandi gruppi, che riuniscono migliaia di produttori: questi agricoltori non sono alla mercè della Gdo, ma il loro lavoro è valorizzato da una filiera virtuosa. Questo Presa Diretta non l'ha raccontato, non ha mostrato i limiti della produzione ortofrutticola italiana, di una frammentazione che favorisce squilibri di mercato: anzi, ha fatto passare che la concentrazione della Gdo sia un male. E poi ha tralasciato tutte le problematiche che dal campo si riflettono sul mercato, come scarsa qualità e sovrapproduzione. La tesi che il programma pare voler far passare è che la Gdo si debba far carico anche delle inefficienze della produzione, trasformandosi in una sorta di rete di sicurezza davanti a scelte imprenditoriali errate. Un aspetto che può generare confusione nel consumatore e alibi alla produzione. Con questo non vogliamo tacere o giustificare i comportamenti scorretti che troppo spesso tanti attori della distribuzione adottano nei confronti dei produttori e di cui le aste al doppio ribasso sono solo la punta dell’iceberg, vogliamo però affermare che per aumentare il valore alla produzione sarebbe più utile aggregare in modo efficiente la produzione professionalizzandola, piuttosto che sperare in un provvedimento di legge risolutivo.



Un tema è stato ben focalizzato dalla trasmissione: quello dei volantini. Da anni andiamo dicendo che sono uno strumento contro-natura, superato e dannoso: programmare mesi prima le promozioni su prodotti come quelli ortofrutticoli – che crescono nel campo e non in una fabbrica – espone tutti gli attori a rischi enormi: produttori mortificati nelle quotazioni e distributori che non marginano il dovuto. Ad oggi, però, manca ancora la volontà di superare questa leva promozionale: grazie all'aiuto delle tecnologie e dei nuovi canali di comunicazione le alternative non mancherebbero.

La Gdo è stata la grande accusata ma anche la grande assente nel programma Rai. La strategia dello struzzo non è lungimirante e rifiutare il confronto con la stampa, anche quando si sa che certi programmi un po' faziosi lo sono, non è mai una bella mossa. Onore quindi a Coop Italia che con Claudio Mazzini ci ha messo la faccia (clicca qui per leggere l'intervista). Il responsabile Freschissimi di Coop Italia, tra l'altro, un messaggio importante lo ha lanciato: con le promozioni, quelle concordate, la Gdo è capace di aiutare la parte agricola nel gestire surplus produttivi.

L'ortofrutta, nel suo complesso, agli occhi del consumatore non ne esce bene dalla puntata di Presa Diretta: un altro messaggio negativo di cui il settore non aveva bisogno. Ma anche ieri tutti zitti, come se fosse stato meglio rimanere nell'anonimato: manca una voce di filiera e il settore, a livello mediatico, pecca di autorevolezza. Ecco che la necessità di passare da filiera a sistema diventa strategica: e proprio a questo passaggio cruciale stiamo lavorando in vista dello Speciale Frutta&Verdura che presenteremo a dicembre nell'ambito di un evento innovativo. Uno strumento che riteniamo viceversa utile a generare valore per tutti: produttori e distributori.

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