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lunedì 12 ottobre 2020


Partenza lenta per le clementine spagnole

Mentre cresce l’attesa per le prime clementine italiane, nei principali Mercati all’ingrosso inizia a diffondersi il prodotto di provenienza spagnola. I volumi finora rimangono bassi, nonostante la produzione di clementine e mandarini ispanici sia destinata a crescere del 28% rispetto allo scorso anno (più di mezzo milione di tonnellate), come stima il ministero dell'Agricoltura iberico (clicca qui per approfondire). 

A testimoniare i quantitativi limitati arrivati finora in Italia sono due operatori dell’ingrosso di Milano e Roma, che sottolineano come a giocare un ruolo da protagonista siano temperature ancora alte, che orientano altrove le scelte dei consumatori.

Gli agrumi spagnoli sembrano non spiccare neanche per qualità, considerato che in molti casi il sapore non raggiunge la dolcezza desiderata e spesso la pigmentazione non è a livello ottimale. Sono poi diffusi i carichi spagnoli di frutti con bassa percentuale in succo, anche se quest’ultima tende ad essere una caratteristica abbastanza diffusa per le varietà precoci. 

Nonostante siano diverse le problematiche che affliggono le clementine spagnole, il prodotto arriva a spuntare prezzi relativamente buoni, che si aggirano su 1,50-2 euro al chilogrammo.



Ma vediamo nel dettaglio i trend del prodotto spagnolo, con il grossista Riccardo De Santis, operatore del Car di Roma: “Abbiamo fatto una prova con un paio di scarichi - spiega a Italiafruit News - ma è ancora un po’ presto per questi frutti: il sapore è abbastanza acre e anche la pigmentazione non è eccezionale”. E continua: “Nonostante le quotazioni non siano alte, parliamo di 2 euro al chilogrammo per la merce di prima categoria, il mercato non sta rispondendo bene. La qualità ancora non è eccellente e le temperature ancora alte per la media del periodo, spingono i consumatori ad orientarsi su altri prodotti. Anche se le richieste dai fornitori arrivano, in generale le clementine sono preferite con un clima più freddo”.

De Santis importa anche i limoni spagnoli, ma anche in questo caso la richiesta è debole. “Nonostante la qualità sia buona e i prezzi accessibili - continua il grossista - questo prodotto è richiesto principalmente dai canali dell’Horeca, che stanno vivendo una profonda crisi. Diciamo che i consumi si limitano a livello familiare ma non abbiamo i volumi interessanti che registravamo gli anni passati per i ristoranti”.

Tra gli altri prodotti importati dalla Spagna anche i cachi mela, che stanno pian piano sostituendo la frutta estiva nazionale che va esaurendosi, pesca in primis.



Un’ulteriore testimonianza sui quantitativi limitati di clementine spagnole arriva anche da Milano, dove commercializza i suoi prodotti Bruno Barcella, amministratore di Salvi Milano, società che offre un servizio per la Gd italiana ma anche per clienti esteri e canale Horeca: “Per le varietà precoci, principalmente Clemenrubi, non ci sono ancora grossi quantitativi. In linea di massima scarichiamo un camion ogni due giorni e sono volumi limitati al consumo del momento”.

Per i grossi carichi, Barcella dice di aspettare le Oronules, per poi passare alle clementine tradizionali e al prodotto italiano, “di cui ci attendiamo un aumento produttivo rispetto allo scorso anno”.

Un grosso problema a cui vanno incontro le varietà precoci è la bassa percentuale in succo: “Può essere derivata dal fatto che se la pianta ha sete, tende a nutrirsi tramite i frutti - continua Barcella - Non so se il motivo sia solo questo, ma in alcune partite la percentuale di clementine poco succose arriva anche al 30%: si tratta di prodotti che siamo costretti a vendere a 0,80-1 euro al chilogrammo. Sulle clementine di qualità - conclude - non abbiamo invece problemi: sono dolci, succose e si sbucciano bene; si tratta di prodotto che viene venduto a 1,50-2 euro al chilogrammo”.

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