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martedì 6 ottobre 2020


Il lunedì nero dell'uva da tavola

Autunno da dimenticare per l’uva da tavola. Negli ultimi giorni, il mercato dell’ingrosso si è fatto ancora più pesante dopo il maltempo che ha colpito le regioni del nord Italia durante lo scorso weekend, scoraggiando le visite e gli acquisti di fruttivendoli, ambulanti e grossisti di secondo livello. 

“Oggi (ieri per chi legge, ndr) è stato il giorno peggiore della stagione per quanto riguarda la vendita”, commenta a Italiafruit News Leo Riserbato dell'Azienda Riserbato Giuseppe di Bisceglie, piccola realtà specializzata da 40 anni nel commercio di uva da tavola che, nella giornata di domenica 4 ottobre, aveva spedito una ventina di pedane appena tagliate sui mercati generali di tutta Italia.



“Quest’anno non ci era mai successo che la nostra clientela dei Mercati all’ingrosso, tutta insieme, ci chiedesse di non spedire niente domani (oggi per chi legge, ndr) poiché le vendite sono del tutto ferme. Da Milano fino alle strutture del centro Italia, i grossisti intendono terminare prima la merce che hanno nei loro posteggi e hanno quindi fermato gli acquisti per un giorno. Di conseguenza domani più di una persona non verrà a lavorare in magazzino; abbiamo acceso le celle frigorifere ed iniziamo a pensare a mercoledì, sperando che la situazione possa essere diversa”.

L’uva da tavola negli ultimi dieci giorni ha spuntato prezzi molto bassi nel canale dell’ingrosso. Gli operatori non vedono quindi l’ora di assistere ad una netta inversione di tendenza, che stenta però ad arrivare per lo scarso consumo. “Stiamo viaggiando dai 0,5 ai 1,5 euro il chilo a seconda della giornata - prosegue Riserbato - Si tratta di valori irrisori se pensiamo che i costi di raccolta, trasporto, imballaggio e manodopera si attestano sui 0,4-0,5 euro il chilo. I produttori, in questo momento, chiedono dai 0,5 ai 0,7 euro il chilo sulla pianta per le produzioni di qualità media. A conti fatti, se con la vendita dell’uva non si riesce a prendere nemmeno un euro, non conviene lavorare il prodotto ma vendemmiarlo”, conclude.



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