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Cachi giovedì 24 settembre 2020


Cachi, le prospettive per la campagna italiana

I primi cachi italiani sono entrati in commercio da pochissimi giorni ed è quindi il momento di capire che annata si attendono i produttori. 

Le gelate primaverili che hanno interessato gli areali di produzioni più importanti del nostro Paese, quali Campania ed Emilia-Romagna, fanno prevedere una stagione con meno prodotto rispetto ai dati storici e all’anno precedente. Ne potranno beneficiare a loro volta la pezzatura ed il sapore dei frutti, a patto che i produttori rispettino i parametri qualitativi in fase di raccolta. Condizione imprescindibile per non deludere mai i consumatori. 

"La prossima settimana inizieremo i primi stacchi del tipo Vaniglia nei nostri impianti del Casertano”, sottolinea a Italiafruit News Domenica Divano, titolare dell'azienda Divano, specializzata in cachicoltura, che cura la gestione agronomica di oltre 60 ettari (36 di proprietà) situati in larga parte in provincia di Caserta e in piccola parte nel Metapontino.


Domenica Divano

“Sicuramente - prosegue - non sarà un'annata di piena produzione per le piante di cachi: qui al Sud come pure in Emilia-Romagna mancherà una quota del prodotto, a causa delle diverse gelate che si sono verificate durante la scorsa primavera. Essendoci meno frutti sulle piante, la qualità delle tre tipologie (Vaniglia, Tipo e Rojo Brillante) potrà comunque essere eccezionale, sperando ovviamente che, da qui a metà dicembre, il clima possa aiutarci”.

“L’incognita è che i nostri colleghi spagnoli, stando alle ultime notizie disponibili, prospettano solo un leggero calo delle loro produzioni di Rojo Brillante, per cui dal punto di vista commerciale è preferibile rimanere cauti. Sappiamo bene, infatti, quanto la pressione spagnola possa influire sulle dinamiche di mercato”.

Situazione vegetativa attuale negli impianti del Casertano

La filiera nazionale può comunque ben sperare poiché un test di laboratorio giapponese, condotto dalla Nara Medical University, ha dimostrato l'efficacia dei tannini dei cachi nell'indebolimento dell'infettività del coronavirus. I ricercatori hanno aggiunto un'alta concentrazione di tannini a un campione di saliva umana contenente il virus Covid-19, rinvenendo, dopo appena 10 minuti, che l'infettività del virus si era ridotta a un decimillesimo del grado iniziale. La stessa Università sta ora eseguendo tutti gli opportuni test clinici per validare la scoperta e dimostrare quindi che il frutto può essere utile per rallentare il decorso della malattia nell’organismo umano.

“Si tratta di uno studio importante per l’intero comparto mondiale del caco, che speriamo possa dare al prodotto una rinnovata spinta commerciale - conclude Mimma Divano - La medesima spinta che hanno avuto i frutti ricchi di Vitamina C (arance e kiwi in particolare) nel recente periodo di lock-down”.

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