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mercoledì 16 settembre 2020


Sapreste riconoscere queste mele?

Guardate le mele nella foto di apertura. Sapreste dire, a colpo d'occhio, a quale varietà appartengono? Se la vostra risposta è Red Delicious, ci spiace deludervi, ma è sbagliato. Sono delle Gala.

Se vi può consolare anche io sono stato tratto in inganno la prima volta che le ho viste al mercato di Brescia la scorsa settimana, e pure uno dei grossisti presenti era caduto in errore. Poi analizzando la forma del frutto e notando l’assenza delle classiche punte basali che contraddistinguono la Red Delicious, si è capito che le mele in questione non erano di questa varietà. Non sono però le classiche Gala, quelle che solitamente si presentano bi-colore, ma si tratta di un nuovo clone dalla buccia talmente rossa da essere scambiato per una Red Delicious.

Indovinelli a parte sarebbe interessante capire come si comporterebbe un consumatore in un supermercato che espone sia la Red Delicious sia questa “Red Gala”. Se pensiamo che le mele vengono riconosciute dai consumatori prima di tutto in base al colore - gialla è la Golden, rossa è la Red, verde la Granny, grigia/marrone la renetta e bicolori (rosso su fondo giallo) le più recenti Gala e Fuji - beh, è facile immaginare che la presenza di un prodotto simile possa creare ulteriore confusione in chi deve acquistare.

Qual è il rischio? Che il consumatore acquista una Gala pensando che sia una Red Delicious; oppure, se ha letto con attenzione il segnaprezzo, comprerà coscientemente una Gala (magari pensando che come sapore assomiglia ad una Red) per poi rimanere ulteriormente confuso quando la volta successiva ci sarà una Gala probabilmente striata. Se poi aggiungiamo che buona parte delle nuove mele club sono rosse è facile intuire come gli elementi per creare un certo caos nella testa della famigerata “Signora Maria”, inizino ad essere decisamente troppi.

L'innovazione varietale e il miglioramento genetico sono fondamentali per una moderna frutticoltura; ma bisogna poi offrire chiavi di segmentazioni chiare al consumatore. E soprattutto la riconoscibilità del prodotto, in modo da allargare la fascia di compratori e generare allo stesso tempo valore lungo la filiera. Probabilmente gli stessi sforzi (ed investimenti) profusi nel miglioramento genetico, dovrebbero essere compiuti per segmentare con maggiore chiarezza l’intera categoria delle mele, per evitare che diventi un potpourri di varietà ammassate l’una sull’altra. E vedendo il ritmo con il quale sono lanciate le nuove cultivar, bisognerà affrontare questo tema in tempi rapidi, prima che il consumatore non capendoci più niente si disaffezioni ad un prodotto troppo importante per il reparto ortofrutta.

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