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martedì 8 settembre 2020


Ortofrutta, ora serve lo sprint finale

Sostenibilità, innovazione e un gioco di squadra a livello di filiera per restituire slancio a un settore che, dopo le ottime performance nel periodo del lockdown, ha perso quota e stenta a risollevarsi: sono alcuni degli spunti emersi da Think Fresh 2020 che si è svolto ieri a Bologna, unico evento italiano dell'anno dedicato all'ortofrutta proposto in un format fisico. Quasi 150 gli esponenti della filiera ortofrutticola presenti al Fico Congress Center, in un'edizione straordinaria seguitissima anche online, nella versione digital, che ha consentito a chi non ha potuto essere presente in sala per il rispetto delle disposizioni anti-Covid di aggiornarsi su trend dei consumi, tendenze e prospettive post-Coronavirus.



In apertura Roberto Della Casa, marketing manager Agroter e Italiafruit News, ha illustrato i dati del Monitor Ortofrutta spiegando come, dopo un  2019 poco brillante per le vendite di ortofrutta, il 2020 fosse partito abbastanza bene per poi "decollare" grazie all'effetto-pandemia che ha alimentato gli acquisti nei punti vendita della Gdo così come del dettaglio tradizionale. Il segno più ha resistito fino a maggio, poi a giugno e luglio si è registrato un calo mentre agosto ha riportato il bilancio in positivo anche se per certi versi può essere considerato un "rimbalzo tecnico".  



Nel mese scorso e nei primi giorni di settembre è mancato sprint per cui il settore è chiamato a fare meglio puntando su un mix di fattori: serve far capire la funzione del prodotto, dare spazio a referenze innovative capaci di intercettare le diverse occasioni di consumo, intercettando richieste emergenti come l'autenticità"




Nel periodo del lockdown sono andati bene i prodotti ortofrutticoli di base, dalle mele agli agrumi, dalle patate alla cipolle, mentre la IV gamma ha sofferto in modo quasi drammatico e i surgelati hanno tenuto bene. Ecco allora che l'ortofrutta, se vuole accrescere il proprio valore, deve stare lontana dal concetto di commodity.

Dopo un focus sulla crisi dell'Horeca, che contribuisce tra il 14 e il 18% al totale dei consumi ed ha subito il blocco più drammatica a causa del Covid - su questo tema torneremo nei prossimi giorni - Della Casa ha sottolineato come il dettaglio tradizionale abbia consolidato il plus competitivo conseguito durante la fase clou della pandemia, restando in terremo positivo anche a giugno: "I dettaglianti ortofrutticoli si sono mossi sul fronte del servizio e hanno saputo utilizzare bene gli strumenti di comunicazione innovativi come watsapp: l'80% dei fruttivendoli ha consegnato a domicilio e il 68% ha utilizzato il canale social".



Sul fronte prezzi, significativo il fatto che mentre la Gdo ha assorbito l'incremento dei costi del mondo produttivo nella fase più critica (a marzo l'inflazione è stata pari a zero), il canale tradizionale ha visto viceversa lievitare i listini. 

In evidenza il peso imposto, che con le sue performance contribuisce ad innalzare il valore delle vendite: a  seguito della pandemia il 31% degli italiani  ha infatti aumentato l'acquisto di ortofrutta confezionata, con un vero boom per mele, arance, kiwi, banane grazie anche ad alcune tipologie di confezioni innovative.



Nel settore resta tanto da fare ma c'è spazio per un cauto ottimisto: il 61% degli italiani dice che consuma frutta tutti i giorni più volte al giorno e prima del lockdown, il 70% la comprava dalle due volte la settimana in su; con il lockdwon il dato è calato, salvo poi riportarsi sui livelli pre-crisi a luglio.

Preoccupa semmai, ha aggiunto Della Casa, il fatto che continui ad aumentare la percentuale di chi compra ortofrutta anche in negozi diversi da quello di riferimento, segno di poca soddisfazione e, soprattutto l'incremento del numero delle persone che definisce la qualità del discount uguale al supermercato: dal 53% del 2016 al 72% di oggi. 



"Dobbiamo alzare l'asticella e puntare sui contenuti, c'è fame di prodotti con storytelling", la considerazione del manager di Agroter e Italiafruit News. Anche perché più del 40% degli italiani impiega meno tempo di prima a fare la spesa, e ha quindi bisogno di stimoli, "altrimenti le referenze basiche resteranno le più vendute". I progetti virtuosi di primarie aziende italiane, per altro, non mancano.

Ma qual è l'orientamento dei  consumatori? Il 49% comprerà più ortofrutta e di miglior qualità rinunciando a qualcosa 'altro. Anche perché proprio frutta e verdura sono considerate l'emblema della sostenibilità, in Italia come all'estero: una considerazione che va tradotta in valore. Con l'impegno e il contributo di tutta la filiera, compresa la componente tecnologica cui è demandato il compito di assicurare una qualità costante e percepibile ma, anche, di ridurre gli sprechi.

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