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Cibus venerdì 4 settembre 2020


Accordi di filiera, innovazione e comunicazione a Cibus

Tanti spunti, anche di interesse ortofrutticolo, dai convegni di Cibus Forum di ieri e mercoledì a Parma. Tra le proposte più interessanti, quella di rilanciare l'agroalimentare italiano attraverso un tavolo permanente di confronto di tutta la filiera, dalle aziende agricole, alla trasformazione, fino alla logistica ed al commercio: l'ha "firmata" il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti. "La pandemia – ha detto – avrà conseguenze di ordine strutturale sui consumi e, di conseguenza, sulle modalità di produzione dei nostri prodotti. Abbiamo davanti a noi grandi sfide, ma anche grandi opportunità. Oggi produciamo il 75% del nostro fabbisogno; dobbiamo arrivare al 100%. Produrre di più in modo più competitivo deve essere il nostro obiettivo, l'obiettivo di tutta la filiera. Ci sono ampi spazi di crescita sul mercato globale. C'è grande voglia di made in Italy, come dimostra la domanda di prodotto fake".



L'importanza di una stretta collaborazione tra le componenti della filiera agroalimentare è stata sottolineata anche da Giorgio Santambrogio, past president di Associazione Distribuzione Moderna e Ad del Gruppo VèGè: “La grande distribuzione vuole collaborare con l’industria e l’agricoltura per affrontare le sfide del post Covid; per esempio stiamo lavorando assieme per eliminare tutte le pratiche unfair come il caporalato nei campi e le aste a doppio ribasso. Il confronto è aperto anche sul terreno dei prezzi e delle promozioni”.

Mercoledì è stato presentato anche il report di Nielsen sull’andamento dei consumi nell’era del Covid. Dopo il boom nel lockdown le vendite del Largo Consumo si sono stabilizzate ma continuano a mantenersi positive. Attesa una polarizzazione dei prezzi, con una domanda crescente sia sul basso sia sull’alto prezzo, e decrescente nella fascia media. E l’e-commerce continuerà a crescere. Secondo Porsche Consulting, "vincerà chi saprà mettere in discussione il business model continuando ad esplorare nuovi modi per servire il cliente".

Tra i temi trattati anche la digitalizzazione del sistema agroalimentare, in cui il nostro Paese è in forte ritardo: ma il cambio di passo non è - secondo Nomisma- più rinviabile perché senza di essa i traguardi di sostenibilità ambientale Ue non sono più raggiungibili. È allora in questa direzione che il sistema è chiamato a lavorare in profondità e con convinzione.

E poi la comunicazione: nel mondo agroalimentare, è emerso nel convegno di ieri di Mark Up, bisogna cambiare il linguaggio. Per Grazia De Gennaro, head of communications di Maiora-Despar Centro Sud la valorizzazione deve essere sostenuta dallo storytelling e la Gdo è il luogo dove avviene la narrazione senza dispersioni mentre per Alessandra Corsi, direttrice marketing e ;dd di Conad trasparenza e impegno sono alla base delle scelte di valore.



L'Associazione Donne dell'Ortofrutta ha messo a punto le linee guida di un progetto di comunicazione che parte proprio dalle parole. Un alfabeto che va a identificare i valori dei prodotti e dei produttori. "Se parliamo di prezzo, per esempio, nel nostro alfabeto diciamo prezzo giusto, che è  quello che riconosce un futuro ai produttori, se parliamo di distribuzione la chiamiamo distribuzione equa", ha detto la presidente Alessandra Ravaioli. "Penso che sia è venuto il momento di tenere unita tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione per una giusta valorizzazione dei prodotti e che il peso delle scelte di equità e sostenibilità debba essere distribuito e condiviso tra tutti, portando valore per tutti, comprese le donne".

Marianna Palella, Ceo e responsabile marketing di Citrus, ha spiegato come la sua azienda abbia puntato su selezione dei fornitori, ricerca del prodotto giusto, comunicazione guidata dal marketing sociale. E ha espresso l'auspicio di un "maggiore coraggio da parte della distribuzione per arrivare insieme ad un valore innovativo dei prodotti e a un dialogo costruttivo". 

“Non ci sarà ripresa – ha dichiarato nei giorni di Cibus Marco Pedroni di Coop – senza un rinnovato spirito di collaborazione tra tutti i segmenti della filiera agroalimentare che si basi su pochi punti basilari: accordi di ampio respiro equi per tutti; accorciamento ed efficientamento delle filiere; creazione di valore per i consumatori e non solo per le imprese. Il new green deal è una buona idea però va sostenuto con i fatti: detassare i beni sostenibili e sostenere l’innovazione sui prodotti. Questo servirebbe a impostare nuovi modelli di consumo post pandemia”.

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