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lunedì 24 agosto 2020


L'urgenza è ripartire, il problema come farlo

Malgrado la situazione sanitaria non sia più rosea come un mese fa, un nuovo ritorno al confinamento coatto su larga scala sarebbe drammatico ed è improponibile, poiché anche nei Paesi più sviluppati il dilagare della povertà porterebbe molti più morti rispetto a quelli che può generare il coronavirus.

Pertanto, considerando anche ottimisticamente i tempi in cui un vaccino forse risolutivo sarà disponibile a livello globale, dovremo ripartire convivendo con il virus per un lungo periodo, facendo in modo che l’intelligenza dell’uomo prevalga sulla virulenza del patogeno. Infatti, malgrado fossero chiari i rischi indotti dall’uscita dal lockdown, non siamo stati capaci di scongiurarli in modo adeguato perché non abbiamo usato a sufficienza la nostra arma distintiva rispetto ai virus, ovvero proprio l’intelligenza. Abbiamo abbassato la guardia, che non vuole dire essere usciti di casa e aver ripreso le vecchie abitudini, vuole dire averlo fatto senza mascherina e senza adottare le necessarie precauzioni, sebbene comportino qualche complicazione e diversi fastidi. Con le tecnologie di cui disponiamo (esaurita l’emergenza ora le mascherine FFP2 costano quasi come un caffè), siamo in grado di fronteggiare il virus facendo quasi tutto, ma non con mascherine indossate a mo’ di mentoniere, accatastati gli uni sugli altri a prendere il sole o accalcati nei locali. Qui non è in ballo l’invincibile virulenza del Covid-19, è in discussione solo il buon senso di quelli che hanno più di diciotto anni, perché responsabili anche di quelli che non hanno raggiunto la maggiore età.




La guardia è stata abbassata anche nel nostro comparto, crogiolandosi sui risultati positivi del lockdown, nella speranza che i consumi avrebbero continuato a crescere dopo la Fase 1, trasformando così la congiuntura favorevole in un fatto strutturale, ovviamente senza bisogno di fare alcun adattamento. Purtroppo l’estate ci sta portando un’altra realtà: i contagi crescono - anche se siamo in grado di circoscriverli - e le vendite di ortofrutta di super e ipermercati precipitano, malgrado una buona fetta di lavoratori sia ancora in smart working: -2,7% a giugno, -7,4% a luglio a valore e -8% e -6,9 a quantità, con agosto che - salvo una fiammata centrale - pare andare nella stessa direzione.



Non era però difficile prevedere che per mantenere un buon tenore delle vendite sarebbe invece servito un cambio di prospettiva (leggi Italiafruit del 4 maggio scorso), poiché - finita la transitorietà dell’emergenza - i problemi strutturali del comparto sarebbero venuti ancor più a galla nel mutato contesto economico e sociale. Vi cito solo un esempio: a seguito delle procedure di sicurezza da adottare nei negozi, gli italiani fanno la spesa sempre più velocemente, come confermano le nostre analisi. Questo ci ha agevolato nel lockdown per l’effetto accaparramento, ma ora condiziona negativamente gli acquisti d’impulso, soprattutto del prodotto sfuso, per la necessità di indossare un nuovo guanto durante la scelta. Primizie, specialità e alto di gamma sono poi state ulteriormente penalizzate dal non essere sempre (per usare un eufemismo) all’altezza delle aspettative, per cui non hanno l’attrattività che servirebbe per un consumatore poco attento e, così, mele e patate continuano a spassarsela ma, dato che l’acquisto d’impulso vale oltre il 30% delle vendite, i consumi languono.



Così come, in attesa del vaccino, gli italiani dovranno sforzarsi a usare il buon senso nel riportare le loro abitudini il più possibile vicine alla normalità per alimentare il necessario flusso di consumi e quindi di attivazione del sistema economico, così la nostra filiera dovrà ingegnarsi a riportare maggiore attrattività nel reparto ortofrutta se non vuole rischiare di chiudere l’anno in negativo, dopo gli exploit di primavera.

Il problema però è come fare. Proprio con l’obiettivo di individuare possibili strade, il Monitor Ortofrutta di Agroter ha indagato le modificazioni del comportamento d’acquisto degli italiani dopo il lockdown, per mettere a fuoco le più opportune linee guida al fine di consolidare i prodotti in buona salute e per recuperare vendite sulle categorie in difficoltà con l’impiego di nuove tipologie di iniziative di marketing e comunicazione adeguate alle attuali limitazioni.



Lunedì 7 di settembre al Centro Congressi di FICO ne discuteremo in un’edizione speciale di Think Fresh (per maggiori informazioni clicca qui). Sarà Phygital, ovvero dal vivo per un gruppo ristretto di delegati di produzione e distribuzione, mentre sarà digitale per un pubblico più vasto, come è avvenuto la scorsa settimana con grande successo per il Meeting di Rimini. È il nostro piccolo contributo alla ripartenza, la prima occasione di ristabilire contatti fisici e virtuali uscendo dall’isolamento in cui siamo stati costretti dal virus, ma all’insegna delle necessarie precauzioni per garantire la massima sicurezza. Non mancate.

Per maggiori informazioni su come partecipare a Think Fresh 2020 scrivi a chiara@agroter.net

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