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martedì 4 agosto 2020


Blow, una nuova tecnologia che fa respirare le confezioni

L’università della Basilicata ha sviluppato un dispositivo rivoluzionario per la shelf life degli alimenti freschi confezionati: si chiama Blow®, ha le stesse dimensioni di una moneta da cinque centesimi e permette agli imballaggi di respirare.

Come? Una volta applicato sulle confezioni, che siano buste di plastica o vaschette di polistirolo ricoperte da pellicola, favorisce gli scambi gassosi con l’atmosfera esterna. In questo modo, come riporta il sito smartgreenpost.it, si prolunga la conservazione del prodotto confezionato, in alcuni casi la shelf life viene anche raddoppiata. 
Dotato di una particolare microstruttura, Blow® gestisce lo scambio gassoso tra l’interno e l’esterno dell’imballaggio, evitando che l’alimento consumi tutto l’ossigeno che ha a disposizione, riducendo i fenomeni degradativi causati da carenza di ossigeno e accumulo di anidride carbonica.
Il dispositivo può essere utilizzato sia su imballaggi di plastica tradizionale che biodegradabile, in entrambi i casi in condizioni di frigoconservazione.



A sviluppare la tecnologia l’università della Basilicata con il gruppo di “Macchine e impianti per le industrie alimentari” della Scuola di scienze agrarie, forestali, alimentari e ambientali (Safe), nell’ambito del progetto “MyPack” finanziato dalla Commissione Europea all’interno del programma Horizon 2020.
Blow® è già stato testato nel laboratorio “MacLab1” dell’università della Basilicata su diversi prodotti ortofrutticoli, tra cui rucola, insalate pronte per il consumo, fragole, ciliegie e uva da tavola.
Finora il dispositivo è stato realizzato in materiali plastici e bioplastici come Pla e MaterBi, ma la sua composizione può variare a seconda dell’imballaggio utilizzato.



Prossimamente il dispositivo brevettato sarà sperimentato anche dalle aziende produttrici di insalate pronte ed altri prodotti ortofrutticoli.
L’utilizzo di queste confezioni traspiranti può rappresentare un doppio vantaggio: da un lato si aumenta la shelf life dei prodotti riducendo gli scarti alimentari e, allo stesso tempo, si limita il numero delle confezioni da riciclare con ricadute positive su ambiente e portafogli.

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