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lunedì 3 agosto 2020


Coldiretti: prezzi della frutta in aumento dell'8%

In controtendenza alla deflazione balzano i prezzi al consumo della frutta che fanno segnare un aumento dell’8% rispetto allo stesso periodo del scorso anno per effetto del clima pazzo che ha sconvolto i raccolti e ridotto le disponibilità sui mercati. 
E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat a giugno che evidenziano l’andamento negativo dell’inflazione su base annua. A pesare nelle campagne è stato il clima impazzito con il moltiplicarsi di eventi estremi con gelo, grandine, nubifragi, siccità e caldo torrido che – sottolinea la Coldiretti – ha compromesso le fioriture e le produzioni

Il risultato – precisa la Coldiretti – è la perdita a livello nazionale di più un frutto su tre con il crollo dei raccolti, dalle pesche alle nettarine (-28%) alle albicocche (-58%) fino alle ciliegie ma danni sono stati subiti anche da verdure e ortaggi con la perdita del lavoro di un intero anno in molte aziende agricole. Una situazione drammatica per i produttori italiani di ortofrutta dove al danno si aggiunge la beffa di compensi al di sotto dei costi di produzioni per la gran parte degli ortaggi. In un momento difficile per l’economia e l’occupazione nazionale il consiglio della Coldiretti è di acquistare prodotto italiano e sostenere la campagna #mangiaitaliano. Per non cadere nell’inganno dei prodotti importati spacciati per Made in Italy è importante verificare sempre l’origine nazionale in etichetta che – conclude la Coldiretti – è obbligatoria per la frutta e verdura ma è anche importante intensificare i controlli per combattere frodi, inganni e speculazioni.


Coldiretti è intervenuta anche sull'adozione dei voucher salva raccolti, in riferimento ai dati dell'Istat che evidenziano un calo congiunturale del Pil anche per l'agricoltura nel secondo trimestre 2020.
"Con una radicale semplificazione del voucher 'agricolo' - sottolinea la Coldiretti - è possibile garantire opportunità di lavoro ad almeno 50mila giovani studenti, pensionati, cassintegrati e percettori di reddito di cittadinanza nelle attività stagionali in campagna". 
"L’allarme globale provocato dal coronavirus – continua – ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico della filiera del cibo e delle necessarie garanzie di qualità e sicurezza ma ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con misure di emergenza per salvare i raccolti, dopo la chiusura delle frontiere ai lavoratori stagionali agricoli provenienti da Paesi a rischio come la Romania e la Bulgaria". 
 
"L’Italia in questo momento – specifica la Coldiretti - non ha bisogno di posizioni ideologiche ma di scelte pragmatiche e i voucher in agricoltura servono subito per continuare a garantire le forniture alimentari di cui il Paese ha bisogno e non far marcire i raccolti nei campi ma anche per offrire una occasione di integrazione del reddito alle tante persone con difficoltà occupazionali trasformando un problema in opportunità per il Paese. In gioco – sottolinea la Coldiretti – ci sono le operazioni di raccolta estive, che vanno dalla frutta agli ortaggi, ma anche la vendemmia che tradizionalmente inizia in Italia ad agosto e continua in un percorso che prosegue a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si conclude addirittura a novembre con le uve di Aglianico e Nerello. Un settore da primato del Made in Italy – evidenzia la Coldiretti - con l’Italia che è il primo produttore mondiale davanti alla Francia".
 
"I voucher – ricorda la Coldiretti – sono stati per la prima volta introdotti in Italia proprio solo per la vendemmia il 19 agosto 2008, con circolare Inps con l’obiettivo di ridurre burocrazia nei vigneti e dare una possibilità di integrazione del reddito a studenti e pensionati che sono andate perdute in seguito all’abrogazione dovuta ai casi di abuso favorito ad un eccessivo allargamento ad altri settori e che in realtà non hanno riguardato il settore agricolo. Nel corso degli anni successivi l’agricoltura – sottolinea la Coldiretti – è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) che gli altri settori non hanno mai più conosciuto fino all’abrogazione. Non è un caso – precisa la Coldiretti – che il numero di voucher impiegati in agricoltura sia praticamente rimasto stabile con circa 2 milioni di tagliandi venduti nell’anno prima dell’abrogazione del 2017. Più o meno gli stessi dei 5 anni precedenti, per un totale di 350mila giornate di lavoro che – conclude la Coldiretti – potrebbero aiutare molti italiani in difficoltà per la mancanza di lavoro".

Fonte: Ufficio stampa Coldiretti


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