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Anguria gialla lunedì 13 luglio 2020


«Angurie, ravviviamo il mercato con la gialla senza semi»

Anguria a polpa gialla senza semi. E' questa la novità dell'estate per Italy Trade: il frutto è coltivato a Eboli (Salerno) dai produttori partner della società specializzata nell'export di ortofrutta italiana. "E' una sperimentazione condotta su alcune decine di ettari - spiega a Italiafruit News l'amministratore delegato Andrea Urso - avremo un'offerta disponibile nelle prossime tre settimane, l'articolo sembra interessare e credo che l'anno prossimo svilupperemo la produzione dell'anguria gialla. Il prodotto, presentato tagliato, cattura l'attenzione del consumatore e la prova all'assaggio stupisce per dolcezza e croccantezza".

L'anguria gialla viene proposta soprattutto nei mercati del nord Europa: proprio a Copenaghen abbiamo raggiunto Urso. "Dopo il lockdown abbiamo riaperto il nostro ufficio commerciale danese e stiamo riprendendo i nostri programmi di espansione: cerchiamo altri due manager in Danimarca e stiamo valutando l'apertura di un nuovo ufficio nel sud della Svezia, che si aggiungerà a Stoccolma: questo ci permetterà di avere un controllo capillare dell'area scandinava e ci consentirà di specializzarci ulteriormente in questo mercato".



Ma torniamo all'anguria gialla. Perché investire su una referenza del genere? "Se non si presenta qualche articolo nuovo non si muove il mercato delle angurie, che è stagnante - risponde il Ceo di Italy Trade - Sono andati in produzione contemporaneamente tutti gli areali italiani assieme a Marocco, Tunisia, Spagna e Grecia. Nel centro-nord Europa il clima non ha agevolato i consumi, il turismo fermo ha rallentato ulteriormente la richiesta: qua a Copenaghen, dove in questo periodo l'anguria era il classico frutto da bar per rinfrescare le giornate dei visitatori, di turisti praticamente non ce ne sono. Di conseguenza pubblici esercizi e ristorazione comprano meno".

Sui mercati, rileva Urso, si fa sentire la pressione dei Paesi extra Ue: per l'anguria come per altre produzioni tipo i pomodori. "Considerando le risorse che Bruxelles mette nel sostegno del settore primario, non capisco perché far entrare questi prodotti che erodono quote di mercato ai produttori europei e li mettono in difficoltà: le produzioni del Nord Africa uccidono quelle italiane. Ma anche all'interno dell'Europa non ci sono condizioni eque tra Paesi e Paesi: vedo pomodoro danese prodotto sotto serra venduto come San Marzano, dovrebbe essere una denominazione ad appannaggio dell'Italia. L'Italia dovrebbe poi difendere le proprie produzioni - conclude Andrea Urso - all'estero la distribuzione dà precedenza all'ortofrutta locale, negli scaffali italiani, invece, la frutta spagnola non manca".

Copyright 2020 Italiafruit News


Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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