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 Italia Ortofrutta lunedì 13 luglio 2020


«Op trascurate, dall'Unione europea ci aspettavamo di più»

"Sgomberiamo il campo dagli equivoci e facciamo chiarezza: l'innalzamento dei tassi di cofinanziamento Ue fino al 70% per i programmi operativi delle organizzazioni di produttori ortofrutticole non è la panacea di tutti i mali, aumenta il contributo ma diminuisce la spesa del programma operativo che passa dal'8,2% al 5.85%, quindi si rendiconta di meno". Lo spiegano Gennaro Velardo e Vincenzo Falconi, rispettivamente presidente e direttore di Italia Ortofrutta, all'indomani della pubblicazione da parte della Commissione Europea delle nuove misure da destinare a favore dei settori dell’ortofrutta.



"Sono stati usati toni trionfalistici ma in realtà non ci sono più risorse, nemmeno - come avevamo chiesto espressamente - per compensare i maggiori costi legati alle spese generali di adeguamento all'emergenza Covid, che si aggirano tra il 2 e il 4% dei fatturati aziendali. Ci aspettavamo di più", sottolinea Andrea Badursi, vicepresidente di Italia Ortofrutta.
 
"E' vero che l'innalzamento dei tassi di cofinanziamento era tra le misure da noi richieste nel periodo clou dell'emergenza - riprende Velardo - ma la risposta di Bruxelles è arrivata tardi e rischia di creare confusione tra le Op che hanno già sostenuto spese programmate e anche tra quelle che devono programmare. L'Ue ci ha concesso deroghe e flessibilità normative, non fondi. E si è mossa poco tempestivamente". 
 


“Siamo impegnati per garantire sostegno alle capitalizzazione delle Op con l’obiettivo di rendere le nostre realtà più solide: alla Ue avevamo chiesto un contributo del 50%, finanziabile in pari misura dalle Op, ma non è stato possibile modificare il regolamento", spiega ancora Velardo. "Ora lo stiamo chiedendo al parlamento nazionale: sono state fatte audizioni in Senato e stiamo interloquendo con vari gruppi politici. Dobbiamo rendere più forte il sistema organizzato che anche nel periodo dell'emergenza ha dimostrato di funzionare e saper dare risposte e servizi alla collettività ma non ha mai avuto il giusto riconoscimento. Purtroppo è una battaglia che non sta trovando molti alleati nel settore...". 
 


Emilio Ferrara (sopra), direttore di Op Terra Orti, sfata il mito secondo cui l'ortofrutta non abbia subito contraccolpi dalla pandemia: "Durante il lockdown si è venduto, ma molti prodotti sono rimasti sul campo a causa soprattutto della chiusura dell'Horeca. Si pensi alle insalate. Se non ci fossero state le Op che riescono a calmierare tra le aziende associate che accusano gravi perdite e quelle che vanno meglio, sarebbe stato un disastroso. Le Op sono risorse e andrebbero meglio valorizzate e supportate anche aumentando la flessibilità, semplificando e riducendo la burocrazia. Ma sia a livello nazionale che comunitario, le risposte non stanno arrivando". 

"L’Europa sia pure dopo un avvio un po’ lento - dice Ibrahim Saadeh, presidente  e amministratore delegato di Op Pempa Corer - sta mettendo in campo una serie di misure senza precedenti contro la crisi, ma in ambito agricolo la risposta è stata finora deludente. Finora sono state adottate alcune misure di semplificazione e di aggiustamento di scadenze e controlli, ma le risorse sono rimaste quelle già esistenti. Altra cosa che francamente non si riesce a comprendere è come di fronte ad un evento pandemico di tale portata non si sia ancora attivata la 'riserva di crisi come chiesto a gran voce dai rappresentanti del settore".



"Le ulteriori misure adottate dalla commissione Ue  il 7 luglio, in particolare  il cosiddetto aumento dell’aiuto comunitario dal 50 al 70% per la realizzazione dei piani operativi - ribadisce Saadeh  (foto sopra) - non sono un aumento di contributo comunitario aggiuntivo, bensì, di una rimodulazione del fondo di esercizio già assegnato alle varie Op. Fra l’altro, su questo provvedimento occorre aspettare la normativa applicativa nazionale per capire in che modo verrà applicata". 

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