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lunedì 6 luglio 2020


«Estate nera per la Sardegna senza il turismo»

Un'estate amara per la Sardegna: il crollo del turismo, in questa prima fase della stagione più calda dell'anno, sta provocando un effetto domino sull'economia, con ripercussioni negative anche sull'ortofrutta. "Normalmente a luglio e agosto la nostra isola ospita circa 5 milioni di persone mentre in questi giorni le presenza sono pochissime e rimpinguano ben poco il numero degli abitanti, che è di 1,7 milioni", spiega Salvatore Lotta direttore commerciale dell'Op Agricola Campidanese di Terralba (Oristano).

"La mancanza di visitatori è particolarmente grave perché molti dei turisti hanno capacità di spesa elevata e perché l'indotto ha una formidabile rilevanza; basti pensare ai 150mila stagionali che d'estate vengono in veste di animatori o in altri ruoli. Oggi sono ancora chiuse due strutture ricettive su tre, villaggi compresi, per cui gran parte di ospiti e professionisti del settore non ci sono".



Un problema comune un po' a tutto il Paese ma che in Sardegna "pesa" più che altrove. "Le vendite di frutta e verdura sono in forte calo rispetto all'analogo periodo dello scorso anno; in rosso i consumi interni, anche l'estero acquista poco, in maniera insufficiente per allentare la pressione", annota Lotta. "Le aziende agricole stanno raccogliendo quanto era stato trapiantato prima di Covid; a gennaio non si sapeva quanto sarebbe successo e ora disponiamo  dei volumi di una stagione ordinaria, quando di ordinario non c'è nulla. Qui nell'isola non abbiamo neppure avvertito la ripresa dei meloni che invece c'è stata nel resto d'Italia". 

A ciò si aggiungono criticità alle colture causate dalle intense piogge di metà giugno: "Alcuni stacchi, ora ma soprattutto a fine luglio-primi di agosto - spiega il manager di Agricola Campidanese - presenteranno problemi derivanti da attacchi di peronospora che non risparmiano neppure uno dei nostri prodotti di punta, il melone Corallo". 



E in questa fase così difficile, conclude perentorio Lotta, la filiera non sta mostrando il volto migliore: "Molte catene distributive spingono nei confronti dei fornitori per abbassare i prezzi... Giusto combattere il caporalato ma bisogna agire anche sull'altro versante della catena con una maggiore attenzione ai costi di produzione e ai listini, senza esasperarli. Anche perché non si dà modo al consumatore di percepire il reale valore dell'ortofrutta".

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