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venerdì 26 giugno 2020


Pomodori, l'equilibrio da trovare nella filiera

Garantire continuità di produzione, creare chiarezza nei punti vendita e vincere la competizione estera valorizzando l’identità tricolore.
Sono queste, secondo Roberto Della Casa (managing director di Italiafruit), le ‘zavorre’ da cui il pomodoro italiano deve liberarsi. Le debolezze della filiera sono state analizzate ieri durante una diretta sulla pagina Facebook di Italiafruit, a cui hanno preso parte rappresentanti del mondo produttivo, delle aziende sementiere e della distribuzione.

Dal punto di vista della produzione, sia Mattia Gandini (responsabile commerciale dell’Orticoltura Gandini), sia Guido La Rocca (presidente Copla e Csc Lazio) e Silvestro Ferro (responsabile commerciale di Copla e Csc Lazio) hanno sottolineato l’andamento positivo delle linee premium: “Significa che oggi sempre più consumatori sono attenti a quello che acquistano e utilizzano la qualità come principale chiave di selezione”.

Ottenere un livello qualitativo con ottime performance organolettiche è alla base dell’attività delle aziende sementiere. “Ci stiamo muovendo su due fronti – ha spiegato Aldo Gargiulo (responsabile sviluppo Italia Vilmorin) – da un lato cerchiamo di migliorare le qualità già esistenti e dall’altra cerchiamo di innovare con nuove varietà: in entrambi i casi garantendo gusto, produttività, shelf life e presentazione commerciale”.



Ha insistito sul gusto come principale criterio di scelta dei consumatori Giampaolo Ferri (responsabile acquisti ortofrutta per Coop Alleanza 3.0): “Un obiettivo che si può raggiungere solo se tutti gli attori della filiera, dall’azienda sementiera, al produttore alla distribuzione, lavorano insieme”.

Ma i consumatori non cercano solo il gusto, come è stato evidenziato anche dai risultati del Monitor Ortofrutta di Agroter. Gli italiani ritengono fondamentali altre due caratteristiche per il prodotto-pomodoro: non vogliono delusioni, quindi chiedono una standardizzazione della qualità, che non vari nel tempo; e poi sono attenti alla sostenibilità. Valori ben radicati sia in quelle aziende che hanno coltivazioni più tradizionali, come Copla, sia chi ha investito nelle serre tecnologiche come Gandini.

Dello stesso avviso anche Gargiulo: “Il pomodoro ha futuro solo se si garantisce continuità al gusto e se l’esperienza del consumatore rimane costante”.
Secondo Ferri “la vera sfida rimane quella di standardizzare il gusto del pomodoro perché non è semplice averlo buono tutto l’anno”.

Un ruolo importante in questo senso lo riveste il marchio, che può diventare un vero “portatore di valore”, evocando allo stesso tempo territorialità, caratteristiche e qualità.
“La marca contribuisce a fare chiarezza nella testa dei consumatori – sostiene Della Casa – e rappresenta un gioco di impegni presi e rispettati da tutti gli attori della filiera. Oggi la vera sfida è rispettare la qualità all’interno dei quantitativi richiesti ma nessuno è in grado di vincere da solo, dev’essere un lavoro di squadra”.

Il futuro del pomodoro italiano passa quindi anche da una sua corretta comunicazione. Una divulgazione che comprende origine, territorialità, ricerca e indicazioni di utilizzo ma che, soprattutto, deve essere condivisa all’interno della filiera per arrivare correttamente al consumatore finale.

Clicca qui per rivedere il video della diretta Facebook.

Copyright 2020 Italiafruit News


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