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lunedì 25 maggio 2020


Melone, staffetta... sincronizzata

Continua a essere positiva l’intonazione del mercato del melone: il prodotto siciliano è agli sgoccioli e sta per entrare in scena il Centro-Nord, dove i primi raccolti evidenziano una qualità medio-alta in un contesto di domanda piuttosto vivace. L’analisi è di Bruno Francescon che, per il momento, non vede rischi di accavallamenti o sovrapproduzioni: “A fine maggio terminerà la campagna del melone di Sicilia che ha debuttato in anticipo, già ai primi di aprile, e interessato un areale di 5mila ettariben comportandosi sul mercato; lascerà spazio, per quanto ci riguarda, ai frutti campani, del veronese, già presenti in modesti quantitativi e del mantovano, al via alla fine di questa settimana”. Tra Campania e Veneto, sono circa un migliaio i quintali attualmente a disposizione della società con sede a Rodigo. 
 
“Ci aspettiamo, anche nella Penisola, una produzione di buona qualità - aggiunge Francescon - Le allegazioni proprio come è avvenuto in Sicilia sono scalari, per cui non temiamo ammassi nelle prossime settimane. Ci sono le premesse per una stagione lunga e diluita”. I prezzi finora, aggiunge l’imprenditore lombardo, sono stati medio-alti e senza eccessivi sbalzi, tanto da essere definiti “i più costanti degli ultimi 15 anni".



E anche per le prossime settimane si attendono quotazioni interessanti, “leggermente superiori alla media: le vendite sono abbastanza buone ed è discreta la richiesta estera, in particolare dal Nord Europa. La carenza di materia prima spagnola ci favorisce: la zona di Almeria ha avuto grossi problemi ad aprile e quindi non riesce a soddisfare gran parte della domanda d’oltre confine, per cui il Made in Italy ne approfitta”. Insomma, una stagione fin qui in discesa. Francescon però mette in guardia: “Non sempre un’ottima qualità in campo è sinonimo di ottimi risultati per chi lavora a monte della filiera, i fattori da considerare sono molteplici... Noi comunque siamo fiduciosi”. 

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