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giovedì 21 maggio 2020


Radicchio di Chioggia senza mercato, settore in ginocchio

Distruggere il prodotto in campo, come abbiamo documentato esattamente un mese fa, è servito a poco: la stagione del radicchio di Chioggia non è mai decollata e ora il settore rischia seriamente il tracollo. Lo ha detto a chiare lettere Giuseppe Boscolo Paolo, presidente del Consorzio di tutela Igp dell’ortaggio, in occasione della puntata di Linea Verde andata in onda domenica scorsa su Rai Uno. 

“Il comparto orticolo è in ginocchio - ha spiegato davanti alle telecamere - per effetto dell’emergenza coronavirus che ha provocato la chiusura di canali di vendita importanti, in primis l’Horeca; molto prodotto è stato distrutto ma ciò non è servito a risollevare le quotazioni, rimaste ancorate attorno ai 20 centesimi il chilo a fronte di costi di produzioneche si aggirano sui 70 centesimi. Senza contributi a fondo perduto il rischio di una catastrofe, per moltissime aziende agricole, è estremamente concreto”.



Si stima che circa il 50% del prodotto Igp non abbia raggiunto il mercato, “soppresso” nei campo o “congelato” nelle celle frigorifere. “Il radicchio precoce è coltura che richiede 10 o 12mila euro di investimento iniziale per ettaro”, la considerazione di Nazzareno Augusti, segretario di Confagricoltura Chioggia. “Questo investimento in genere deve essere recuperato dopo tre mesi di coltivazione con vendite concentrate in un periodo di quattro-cinque settimane. Purtroppo quest’anno a cavallo tra marzo e aprile sono coincisi fenomeni straordinari: il drastico calo dei consumi a causa della chiusura della ristorazione collettiva e il blocco quasi totale delle esportazioni a causa dell’emergenza Covid-19”. “La conseguenza - conclude Augusti - è che commercianti e industrie di lavorazione si sono trovati con i frigoriferi carichi del prodotto invernale immesso nel mercato fino a esaurimento, rallentando gli acquisti del novello”.

A ciò si aggiunge il tema della sovrabbondanza di produzione e quindi di offerta che, periodicamente, torna a rendere problematica la vita dei coltivatori di radicchio di quest'area del Veneto orientale anche in condizioni di mercato normali.

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