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giovedì 14 maggio 2020


Ciliegie veronesi, prezzi alti solo per le pezzature top

Prime battute favorevoli per la campagna delle ciliegie veronesi, la cui raccolta interessa per il momento le zone di pianura: i prezzi sono buoni soprattutto per le produzioni di alta qualità, dalle grandi pezzature, che però non sono molto diffuse. “I prezzi in campo variano da 2,80 a 3.20 euro il chilo - spiega a Italiafruit News Roberto Bolla, titolare della Bolla Ferdinando Srl - la qualità è interessante ma per il momento la dimensione dei frutti è per lo più medio piccola. Siamo comunque alle prime battute, il raccolto non va oltre il 20% del totale: la campagna decollerà a fine maggio con l’entrata in scena del prodotto collinare che ci farà gradualmente raggiungere l’80% dei volumi, prima di completare con le ciliegie della Lessinia, nella montagna veneta”. 

“La stagione è abbastanza promettente anche se nelle ultime settimane abbiamo riscontrato un po’ di cascola che inevitabilmente ridurrà i volumi”, aggiunge Stefano Pezzo di Cherry Passion. “In ogni caso siamo agli albori della campagna, cominceremo a rifornire i supermercati la settimana prossima”.

La provincia di Verona esprime il 77% della superficie regionale coltivata a ciliegie, con 1.629 ettari (dati 2019 di Veneto Agricoltura), il 4,2% in meno rispetto al 2018. L’anno scorso la produzione ha registrato un calo del 35% a causa delle avverse condizioni meteo e della cimice. Il prezzo medio annuo, sulla piazza di Verona, si è attestato sui 2,27 euro il chilogrammo, in linea con l'anno precedente. 

             

“Ci sono stati anni in cui le ciliegie precoci venivano pagate molto, a prescindere dalla  pezzatura – sottolinea Francesca Aldegheri, referente di giunta di Confagricoltura Verona per il settore frutticolo -. Quest’anno invece viene premiata la qualità e il calibro dei frutti. Chi ha lavorato in questo senso riesce a prendere anche 4 euro al chilogrammo, se la qualità è medio-bassa, invece, si viaggia su 1,80 euro. La coltura delle ciliegie oggi richiede sempre più specializzazione e ottime pratiche di produzione, altrimenti si fatica ad avere soddisfazione nella redditività”.

Si attende di capire - sottolinea Confagricoltura - quali sono le conseguenze delle gelate. “Al momento sembra che le varietà precoci siano state risparmiate – spiega Aldegheri -. Temiamo che i danni saranno più sulle tardive, contrariamente a quanto avevamo creduto un mese fa, come i duroni Regina e la varietà Coria. In ogni caso le gelate hanno colpito le piante a macchia di leopardo, quindi in alcune zone non dovrebbero esserci problemi. Ma il tempo deve darci una mano anche adesso. Ci auguriamo di non assistere a un periodo troppo piovoso, come accadde l’anno scorso in maggio, altrimenti c’è il rischio che i frutti si spacchino. Per ora non abbiamo neppure una grande concorrenza dall’estero, sia per i noti problemi del blocco di movimentazione legato alla pandemia, sia perché la Spagna ha avuto problemi in marzo a causa del freddo e dell’umidità: la campagna di raccolta partirà con 15 giorni di ritardo”.

E con il caldo, sottolinea Confagricoltura Verona, sono state avvistate anche le prime cimici: “Le vediamo già in azione sulle file esterne dei frutteti e comincia a vedersi anche il danno”, riferisce Aldegheri. L’anno scorso gli agricoltori denunciarono perdite dal 30 al 100% del prodotto per quasi tutta la frutta. Quest’anno molti hanno investito nelle reti di protezione ma si spera soprattutto nella vespa samurai, il cui lancio sperimentale dovrebbe avvenire in tempi brevi anche in Veneto.

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