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mercoledì 13 maggio 2020


Al via il rilancio del Carciofo romanesco del Lazio Igp

Commercializzazione in Gdo, un piano di comunicazione ad hoc e una nuova veste grafica. Si basa su questi presupposti il rilancio del carciofo romanesco del Lazio Igp.

“Nonostante il riconoscimento del marchio Igp risalga ormai a quasi 20 anni fa, da agosto 2019 abbiamo deciso di riprendere in mano la situazione e puntare su una nuova e più efficace valorizzazione del prodotto” spiega a Italiafruit Giovanni Ricci, il presidente della cooperativa agricola Agorà di Sezze in provincia di Latina. La cooperativa, che aderisce all’Op Agrinsieme, riunisce il 90% dei produttori certificati del carciofo romanesco Igp.



La cooperativa e il piano di rilancio

“Al momento la cooperativa riunisce 7 produttori – continua - i cui terreni sono estesi in due zone di produzione: l’Agro romano di Cerveteri e Ladispoli, e l’Agro Pontino di Sezze. La produzione annua si aggira intorno a 1 milione e 280 mila carciofi di qualità e il pregio dei prodotti deriva dalla tipicità e dalle caratteristiche produttive: in particolare, il microclima dovuto all’incrocio tra mare e montagna e i nostri terreni molto ferrosi, assicurano ai carciofi un sapore unico e un’incredibile tenerezza. Far riscoprire queste caratteristiche distintive è l’obiettivo principale del nostro consorzio”.
Il nuovo programma di promozione della Cooperativa, sostenuto dalla Regione Lazio nell’ambito del Psr 2014-2020, era già stato presentato a febbraio scorso a Fruit Logistica a Berlino e prevedeva nei mesi di marzo e aprile un fitto programma di appuntamenti in Gdo con degustazioni e vendite assistite, oltre a eventi, workshop e show cooking con operatori e nelle scuole. “Purtroppo abbiamo dovuto posticipare tutte le attività al 2021 – commenta Ricci – dato che il lockdown imposto dall’emergenza, in concomitanza con la nostra stagione produttiva, ha cambiato tutti i nostri piani”.



Coronavirus, conseguenze pesanti mediate dalla Gdo

“La crisi dettata dal Coronavirus ha pesato nella vendita e nella promozione del prodotto, soprattutto per la mancanza dell’Horeca - dice il presidente di Agorà - Ma, grazie alla nostra collaborazione con le catene della Gdo italiana, siamo riusciti ad attenuare la crisi. Ci sentiamo in dovere di ringraziare la Grande distribuzione per essere riusciti a concludere la filiera nel modo migliore: è stato un tipico esempio di progetto di valorizzazione ben riuscito dove ognuno, dai produttori alle cooperative fino ai distributori, ha fatto la sua parte. All’inizio dell’emergenza abbiamo avuto qualche difficoltà nel commercializzare il prodotto, considerato che i trend di acquisto premiavano altre referenze come mele, arance, patate e cipolle. Ma nelle ultime settimane la tendenza è cambiata molto e i consumatori hanno ricominciato ad acquistare i carciofi. Per vendere in Gdo abbiamo dovuto sacrificare un minimo i prezzi ma va bene così, piuttosto che lasciare marcire i carciofi sui campi”.
“A livello di manodopera non abbiamo avuto problemi - aggiunge - mentre per la lavorazione abbiamo intrapreso una turnazione per evitare assembramenti. Comunque, la quantità conferita al nostro stabilimento di Sezze non ha mai subito cali”.


Il nuovo logo del carciofo romanesco del Lazio Igp

Confezionamento e vendita

Secondo il disciplinare, il carciofo romanesco del Lazio Igp non può essere messo in vendita sfuso ma solo a mazzetto. “Le nostre confezioni – spiegano dalla cooperativa – sono composte da mazzetti di tre carciofi chiusi con una fascia in plastica che riporta il logo e la denominazione del consorzio. Tra i progetti per il futuro, abbiamo già in programma di operare con il Consorzio per l’adozione di un nuovo logo più moderno, perfetto testimone di un consorzio che ha ritrovato la sua freschezza e voglia di fare, anche grazie all’età media dei soci che si aggira intorno ai 30 anni”.
Ma il progetto di valorizzazione del Carciofo romanesco Igp prevede un buon investimento anche dal punto di vista della comunicazione. “Stiamo costruendo un sito – aggiunge il presidente – in cui racconteremo il prodotto al consumatore finale, con diverse attività come le interviste ai soci. Inoltre, su ogni nostra confezione, contiamo di inserire il Qr code come ulteriore sinonimo di qualità”.
E conclude: “In passato il carciofo ha dato tanto al nostro territorio e ora abbiamo ritrovato la giusta passione per valorizzare questo prodotto e distinguerlo dagli altri, l’unico modo per sopravvivere in un mercato sempre più globalizzato. E grazie all’appoggio che ci viene offerto dalla Op Agrinsieme riusciamo ad operare una doppia valorizzazione, rivolta da un lato al prodotto e dall’altro al territorio di appartenenza”.

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