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venerdì 8 maggio 2020


«Melone, semplificare la vendita si può»

Sono buone le prospettive per la campagna del melone italiano, che però si deve misurare con alcune incognite, dalla possibile carenza di manodopera al comportamento dei consumatori in tempo di Coronavirus, mentre la semplificazione dell’offerta sul punto vendita è un obiettivo importante da perseguire: è quanto emerso dalla diretta Facebook organizzata ieri da Italiafruit News che ha visto un interessante confronto a distanza tra due protagonisti di punta del comparto quali Bruno Francescon, dell’omonima Op, ed Ettore Cagna di Agricola Don Camillo, stimolato dalle domande della nostra redazione e di operatori del settore collegati online.

Da metà febbraio abbiamo assistito a un colpo di coda della campagna invernale, con i prodotti tradizionali che si sono imposti nelle vendite, dalle patate alle cipolle, dalle arance alle mele. I meloni in estate potrebbero giocare il ruolo delle mele in inverno? Questa la prima domanda rivolta a Ettore Cagna, che ha riposto affermativamente: “Il melone è un prodotto adatto a diversi momenti della giornata, l’importante è che ci sia la qualità, che per il momento è decisamente superiore allo scorso anno”.



L’annata del melone è iniziata malissimo, il prodotto d’importazione ha fatto segnare dati pesantissimi a febbraio e marzo “per effetto- ha detto Francescon - del rimescolamento del consumo che ha puntato verso referenze basiche e conservabili, ma da inizio maggio la musica è cambiata: la disponibilità del prodotto è ridotta, il melone siciliano è migliore dello scorso anno e i prezzi sono schizzati verso l’alto, anche se c’è stata qualche promozione di troppo. E il consumo lievita”.

“Sono ottimista - ha aggiunto Cagna - la forte carenza di frutta a nocciolo può spingere le vendite anche nelle prossime settimane e in estate. Gli impianti sono belli e la gente, tornata a circolare nelle strade e felice di frequentare i mercatini che hanno riaperto, ha voglia di comprare frutta e verdura buona”.

Quanto alle superfici, dopo alcune stagioni negative e un 2019 da dimenticare a causa del clima avverso in tutte le aree più vocate del Paese, alcuni produttori hanno ridotto le aree di un 10-15% circa soprattutto per giugno, luglio, agosto “ma - ha precisato Francescon - la resa per ettaro è tornata nella media e quindi ci aspettiamo volumi adeguati anche se non eccessivi”. 



Ma come facilitare l’acquisto del melone nel punto vendita, considerando che è uno dei prodotti più “tastati” ed annusati dai consumatori, cosa  poco gradita in questo periodo di Covid? Alla domanda posta in diretta dal buyer Emanuele Tulli, Francescon non ha nascosto che la soluzione è complessa: “Dobbiamo alzare ancora di più l’asticella della qualità, fare in modo sia talmente alta ed omogenea da non richiedere la scelta. L’esperienza del consumatore, oggi, è di una qualità altalenate. Stiamo lavorando sulle confezioni chiuse, a prova di tocco, ma questo cozza con l’abitudine del compratore finale di metterci le mani”. 
Più tranchant Cagna: “Non toglieremo mai l’abitudine al consumatore di annusare e toccare, c'è una sorta di cultura della scelta in Italia; il melone però ha una buccia spessa ed è un prodotto sicuro”.

Il melone già prezzato può essere la risposta? “Le nostre aziende hanno una capacità limitata di peso-prezzare, non andiamo oltre il 5% del totale, nessuno nel settore è attrezzato per gestire grandi volumi", ha affermato Francescon: "La strada è la vendita sfusa, quindi a pezzo, a prezzo garantito, che possiamo fornire agevolmente con le nostre calibratrici. Potrebbe essere l'annata giusta”.  

"Cambiare cultura” può essere utile: il Monitor Ortofrutta di Agroter che sta studiando i cambiamenti indotti dalle misure di contenimento del coronavirus evidenzia come il consumatore passi meno tempo nel punto vendita, circa il 20% in meno, mentre lo scontrino medio si alza del 30%: più spesa, più rapidamente. Un'equazione che gioca a sfavore del reparto ortofrutta, in attesa del ritorno alla normalità.



In Gdo “servirebbe un assortimento più semplice, con una scala prezzi, dal basico all’alta qualità al prodotto servizio, dal melone liscio, al melone retato fino al gialletto in modo comprensibile e leggibile dal consumatore”, ha detto Francescon, mentre Alessandro De Meo di Coop Centro Italia ha lanciato un ulteriore spunto scrivendo che “la qualità del melone quest'anno sarà ancora più importante perché ci potrebbe essere l'opportunità di sottrarre quote al cocomero che, con il problema Covid, potrebbe essere penalizzato per la difficoltà di trasporto, perlomeno per i Crimson”.

Ma le catene  daranno più spazio alla marca del distributore per rassicurare il consumatore, l'input del presidente del Consorzio di tutela del radicchio di Treviso e Variegato di Castelfranco Andrea Tosatto? Per Cagna il brand è un valore assoluto che aiuta la vendita e fidelizza. 

La diretta si è conclusa infine con un riferimento al tema della manodopera: "Il grande problema è il persona specializzato - ha spiegato Francescon - abbiamo decine di ragazzi indiani e marocchini esperti che hanno ruoli chiave e lavorano per noi da 10 anni, nove mesi l'anno, tuttora bloccati nei rispettivi Paesi: il rischio è di avere un prodotto eccezionale e non avere le persone cui farlo raccogliere. La politica sta dormendo".

Sotto il video della diretta (dal minuto 1’):



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