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lunedì 4 maggio 2020


«Meno soldi in giro, la domanda cambierà»

Raccontare il prodotto, puntare sulla sostenibilità, ripensare l’offerta sulla base della futura capacità d’acquisto degli italiani che, purtroppo, è destinata a ridimensionarsi: sono alcuni degli spunti emersi giovedì dal quarto appuntamento della rassegna “Forum tutto l’anno” organizzata - in videocollegamento - da Cdo Agroalimentare. Ospite d’onore della scorsa settimana, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini.

L’incontro introdotto da Camillo Gardini, presidente della realtà promotrice, è iniziato con due case history legate al food: quella di Salumificio dei Castelli, raccontata succintamente da Patrizia Gobbo (“dobbiamo e dovremo pensare sempre più cosa produrre e come farlo, tenendo conto che molte famiglie avranno nei prossimi mesi problemi economici”) e di Poderi Delle Rocche, di cui Paolo Monari ha brevemente ripercorso la storia spiegando come l’azienda vinicola emiliana abbia risentito in maniera marginale della crisi da Coronavirus in quanto già proiettata, da tempo, sulla vendita diretta, che vale il 75% del fatturato.
 
La giovane imprenditrice Elirosa Baiotta ha quindi portato l’esperienza della Società agricola Terzeria che produce agrumi biologici - arance, limoni, clementine Igp per un totale di 500 tonnellate - ma anche cavoli, su 70 ettari, nella piana di Sibari: il tutto per merito di cinque imprenditori calabresi che hanno ridato vita a un fondo agricolo che la Diocesi di Cassano allo Jonio aveva ricevuto in donazione e non sapeva come gestire. “Raccontiamo ai nostri clienti le attenzione agronomiche e l’impegno per produrre qualcosa di buono e sano”, ha sottolineato Baiotta. “E la comunicazione funziona: nei giorni scorsi abbiamo spedito delle arance piccole come palline da ping pong a un cliente che, una volta capito perché fossero così minuscole, ha apprezzato… Anche perché sono veramente buone”.


Nel suo intervento, il leader di Coldiretti Prandini (sopra durante un momento del webinar) ha affermato che “produrre non basta più: bisogna raccontare e raccontarsi in tutti i settori produttivi e farlo bene; nessuno ad esempio parla di sostenibilità”. Il presidente della confederazione ha espresso l’auspicio che “il piano di comunicazione per la ripartenza che verrà messo in campo abbia una visione nazionale e non regionale per valorizzare al meglio l’offerta e l’agroalimentare Made in Italy”. 

Sugli stanziamenti Ue per il settore primario, Prandini non ha nascosto il proprio disappunto: “80 milioni di euro per 27 Paesi sono briciole. E dobbiamo chiedere ci venga finalmente garantito il principio di reciprocità nei rapporti commerciali con i Paesi non comunitari”. 

Prandini ha ribadito una volta di più l’importanza di “mangiare italiano” e di “preparare le aziende ad affrontare le nuove sfide” una delle più importanti delle quali è proprio la sostenibilità. “Nei prossimi mesi le vendite diminuiranno - ha concluso - servono programmazione, conoscenza ma, anche, risposte concrete dall’Europa e dal Governo italiano, soprattutto n termini di liquidità: va evitato che le risorse arrivino quando non ci saranno più le imprese, spazzate via dalla crisi”.

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