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lunedì 27 aprile 2020


Ciliegie pugliesi, l'incognita dei danni

Una situazione produttiva che varia da zona a zona, in funzione della distanza dal mare e dell'altitudine. Ma in Puglia le ultime visite dei tecnici all'interno dei ceraseti in campo aperto non sono certo incoraggianti dopo le gelate primaverili.

"Ad oggi non è ancora possibile tracciare una previsione attendibile sui quantitativi per questa stagione. Anche perché ci sono varietà ancora in piena fioritura, come ad esempio la Ferrovia - la regina delle ciliegie pugliesi, ndr - nelle zone oltre i 300 metri sopra il livello del mare", sottolinea a Italiafruit News Luigi Catalano, socio fondatore di Agrimeca Grape and Fruit Consulting, società di Turi (Bari) che si occupa di assistenza e consulenza tecnica a livello internazionale.

Nel corso degli ultimi dieci giorni, Catalano ha visitato più volte svariati ciliegeti nel tentativo di verificare le conseguenze delle ondate di gelo che, tra fine marzo e l’inizio di aprile, hanno interessato l’intera Regione, da nord a sud, toccando quindi anche il comprensorio cerasicolo del Barese, prima area di produzione d'Italia con circa il 40% dei volumi nazionali in annate normali.


Luigi Catalano

"La riduzione della produzione è scontata: in alcuni impianti si sfiora l'80%, in altri il 40%; in altri ancora, dove erano stati applicati gli interruttori di dormienza, ci sono poche ciliegie per albero. Sicuramente, quei produttori che hanno spinto per anticipare il più possibile le raccolte non sono andati bene”, precisa Catalano facendo così capire che i tecnici devono fare i conti con un quadro estremamente diversificato ma, in ogni caso, pesante. 

“Anche a livello varietale, la situazione varia a macchia di leopardo da zona a zona. A causa dei continui sbalzi termici degli ultimi quattro mesi, il ciclo delle piante è impazzito. Abbiamo ancora varietà di ciliegio che stanno fiorendo in netto ritardo e che, quindi, saranno raccolte molto più avanti rispetto al normale calendario”. 

“Il contesto potrà diventare chiaro - conclude l'esperto - solo col passare dei giorni. Oggi è prematuro sbilanciarsi in una previsione definitiva sul calo globale della potenzialità produttiva”.

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