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mercoledì 15 aprile 2020


Sos manodopera, si fa strada l'ipotesi di una sanatoria

Braccia per le raccolte, braccia per i magazzini. L'agricoltura italiana ha fame di manodopera come non mai: la campagna della frutta estiva si avvicina e alla carenza di forza lavoro non si è ancora trovata una soluzione. Il tempo passa e tante idee frullano nel tritacarne mediatico del nostro Paese, alimentato da politici, sindacati, associazioni di categoria e commentatori. Tutti, nel bel mezzo dell'emergenza coronavirus, vogliono dire la loro e l'idea che si fa largo negli ultimi giorni è quella di una sanatoria per regolarizzare immigrati clandestini e reclutarli nelle campagne. Una sorta di scambio, ma fatto in tempo di emergenza ha tutto un altro aspetto.

La ministra Teresa Bellanova ha aperto sul tema. "Mentre la filiera alimentare è impegnata con enormi sforzi a garantire cibo al Paese, non si può, allo stesso tempo, lasciare marcire i prodotti nei campi e fare i conti con l'emergenza alimentare che sta investendo parti sempre più ampie della popolazione. Se una contraddizione è possibile, tre sono insopportabili. La via maestra l'abbiamo già tracciata e stiamo lavorando per metterla in atto: incrociare, in modo legale e trasparente, domanda e offerta di manodopera agricola. Vale per tutti, lavoratori italiani e stranieri - questo il ragionamento della titolare del Mipaaf - Dobbiamo fronteggiare l'urgenza, determinata dall'assenza di manodopera, che sta investendo in modo pesantissimo l'agricoltura del nostro Paese e che mette a repentaglio prodotti, lavoro, investimenti, cibo. Sia ben chiaro. Non esistono filiere sporche. E nessuno, tantomeno la sottoscritta, pensa di escludere la manodopera italiana. Sono stata la prima a dire che gli stagionali del turismo o della ristorazione, i tanti che purtroppo non lavoreranno come negli anni passati, potranno, mi auguro vorranno, guardare all'agricoltura come a un'opportunità. Eppure, i numeri parlano chiaro: in Italia, la manodopera straniera regolare in agricoltura conta circa 400 mila unità; da dieci anni gli italiani calano e gli stranieri aumentano; moltissimi proprio a causa dell'emergenza sono tornati nei Paesi di origine; oggi siamo alle prese con un vuoto che si aggira intorno alle 350 mila unità e con la necessità di competenze".



Dalle colonne de L'Espresso si è fatto vivo anche Roberto Saviano. Sull'agricoltura scrive: "Oggi abbiamo un altro malato grave, un malato che presso l’opinione pubblica forse gode di minore considerazione, questo malato è la terra, la terra coltivata, la terra del centro Italia e del Sud, la terra ovunque sia, abbandonata ora perché curata, prima che tutto si fermasse, da mani, da braccia e soprattutto da teste e da cuori senza diritti, senza cittadinanza, pagati assai poco per un lavoro quotidiano duro e disumano. Oggi ci sono ortaggi e frutta che marciscono a terra e sugli alberi e ci sono braccia ferme che non hanno più nemmeno quel poco che avevano prima per un lavoro malpagato. Braccia che sono corpi, braccia che sono teste, braccia che sono persone che soffrono la fame, fame dovuta a ingiustizia. Le istituzioni si stanno ponendo il problema dei campi che non vengono curati e della frutta e della verdura che dovranno poi essere importate, se lo stanno ponendo in maniera disomogenea ma è urgente trovare una soluzione unica, che valga per tutte le regioni e che sia definitiva, nonuna pezza malmessa né un’elemosina. Oggi possiamo seguire l’esempio del Portogallo, che ha regolarizzato gli immigrati in attesa di permesso di soggiorno; oggi dobbiamo regolarizzare i braccianti che lavorano la terra, dobbiamo regolarizzare gli immigrati in attesa di permesso di soggiorno perché è giusto e perché occorre un esercito che curi la terra e che curi le persone anziane. E noi, a nostra volta, dobbiamo curare questo esercito perché è giusto e perché è nostro dovere".

Si potrebbe obiettare che c'è anche un esercito di italiani senza lavoro. Molti di questi godono del reddito di cittadinanza e sono residenti in zone dove le attività agricole sono sviluppate. Sosteneva la scorsa settimana il sindacato Uila Uil. “Dati alla mano, per soddisfare il fabbisogno di manodopera agricola dichiarato dal sistema delle imprese, basterebbe che un disoccupato su dieci accettasse di lavorare nel nostro settore - sottolineava il segretario Stefano Mantegazza - A livello nazionale, risultano disoccupate oltre 2 milioni e mezzo di persone di ogni etnia, religione e razza, tutti iscritti ai centri per l’impiego: ad esempio in Toscana servono 22.000 persone nei campi e ci sono oltre 120.000 disoccupati, in Veneto servono 5.000 stagionali e i disoccupati sono 140.000, di cui 12.500 beneficiari di reddito di cittadinanza e gli esempi potrebbero continuare. Il problema, dunque, non è la mancanza di richieste di lavoro, ma come coniugarla con le offerte delle aziende. E questo non può che avvenire a livello territoriale, in tutte le province italiane. Gli Enti bilaterali territoriali agricoli (Ebat), previsti tra i soggetti attuatori della legge 199/2016, devono attivarsi per essere il momento di incontro tra domanda e offerta di lavoro in un contesto in cui purtroppo l’elenco dei disoccupati tornerà drammaticamente ad allungarsi”.

Ieri la Uila ha detto di apprezzare e condividere "le proposte sostenute dalla ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova sulla necessità di regolarizzare i clandestini ormai da tempo residenti in Italia. Dare un’identità a centinaia di migliaia di persone, oggi veri e propri fantasmi che si aggirano per il Paese, è una scelta di civiltà ma anche, in questo contesto di emergenza, una tutela per tutti sul versante della sicurezza sanitaria”.



In Piemonte, intanto, i sindaci del Cuneese - assieme a Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Confcooperative e altre associazioni professionali - hanno scritto alla Regione perché "vogliamo reclutare cassintegrati, disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza, studenti, pensionati per raccogliere la nostra frutta".

Ieri sera c'è stato l'incontro in videoconferenza tra la ministra Bellanova e gli assessori regionali all’agricoltura. Sull’emergenza lavoro stagionale, si sta lavorando "per semplificare la vita delle imprese - ha detto Bellanova - Nel Dl Cura Italia è prevista la modifica sulla visita medica per i lavoratori stagionali non più per singoli contratti ma annuale. Il che significa semplificare la vita dei lavoratori e quella delle imprese senza indebolire le garanzie per i lavoratori. Per agevolare il reperimento della manodopera, stiamo pensando a una lista di iscrizione virtuale per chiunque voglia proporsi sul lavoro agricolo. Potrebbe essere gestita da noi e condivisa con il Ministero del Lavoro, le Regioni, i Centri per l’impiego, le organizzazioni agricole con i Caa. E’ in atto un lavoro congiunto con la Ministra Lamorgese, che ha portato alla proroga dei permessi di soggiorno e ho reiterato la richiesta di incontro alla Ministra del Lavoro. Come sapete - ha ricordato Bellanova - è stato avviato un confronto importante con l’Ambasciatore rumeno in Italia Bologan. La nostra parola d’ordine è: intanto lavorare per reperire la manodopera. Sulla base dell’anagrafica che avremo faremo in modo di ragionare sullo strumento ottimale per impedire che i raccolti restino nei campi”.

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Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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