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giovedì 9 aprile 2020


«Covid cambia la spesa, speriamo cambi anche l'Italia»

Dopo cinque settimane dall'inizio della pandemia, i consumi si proiettano su nuove rotte e abitudini: complice il restare a casa, si tornano a fare pane e pizza. E' il primo macro dato che emerge dal monitoraggio Coop sui consumi in epoca coronavirus (24 febbraio-23 marzo 2020) resi noti il 2 aprile e riportato dal sito Leggo.it

"La premessa è che gli italiani sono maestri nel fare la spesa, è una delle popolazioni più scientifiche nelle scelte. Bada al potere di acquisto, alla qualità dei cibi - spiega Albino Russo, direttore generale Ancc-Coop - Insomma, sono ottimi manager della spesa domestica e lo si è visto anche in questo frangente. Da subito hanno puntato i beni di prima 'nuova necessità', quelli da emergenza sanitaria, e hanno fatto scorta di beni indispensabili. Poi hanno fatto un ordinato processo di stock di beni da sostentamento per lungo periodo, non ingombranti. Fatto questo piccolo kit da bunker domestico e una volta in sicurezza, ora stanno tirando fuori le ricette della nonna, la tradizione a tavola, pane, pizza, dolci. Hanno cominciato, loro malgrado, ma con resilienza, ad adeguarsi alla situazione. Stanno trovando una dimensione domestica differente".

"Questa emergenza non è una guerra, perché non stiamo distruggendo il capitale sociale e fisico del Paese, ma sarà uno choc - continua Russo - La previsione più probabile, ma non la più possibile, è che tutte le restrizioni sanitarie vengano chiuse entro un anno o qualcosa meno. Dipenderà dal raggiungimento di una immunità diffusa a livello mondiale e dalla creazione di un vaccino, previsto a gennaio 2021. E' un periodo lungo, ma non lunghissimo. Dovremo valutare quali cicatrici lascerà nei rapporti internazionali e negli stili di vita personali. Ci sarà una perdurante attenzione ai temi di sanità e salute, una maggiore cautela nell'interazione sociale. Alcune persone scopriranno che in casa si può stare anche bene. Cresceranno smart working e smart learning. La crisi sanitaria porterà alla crisi economica, le stime sono pesanti. I divari sociali si faranno molto più ampi e vi sarà una fase di grave difficoltà per alcune fasce della popolazione. Noi auspichiamo un ricompattamento dell'identità collettiva su base sociale, anche in Europa; una dimensione percepita di solidarietà, ma più come una conquista che come dato per scontato".

E aggiunge: "Da qui a fine anno gli italiani avranno più occasioni di consumo domestico, questo atteggiamento del restare un po' più in casa continuerà a lungo anche quando le restrizioni saranno affievolite. Contemporaneamente, immaginiamo una spesa più sobria ed essenziale. Molte famiglie avranno problemi di reddito, preoccupazioni, dovremo essere vicini nel modo necessario, fornire beni essenziali, un po' di comfort food, ma anche valorizzare i redditi e porre attenzione alla sicurezza e alla qualità dei prodotti. La spesa diventerà rapida, essenziale, concentrata in un numero minore di uscite al supermercato, e probabilmente diventerà ancora più razionale. Noi a parità di vendite, già oggi, abbiamo la metà degli scontrini e delle persone nel punto vendita. Ormai quasi tutti vengono a fare la spesa da soli".

E sulle filiere di produzione, altra faccia de consumo, Russo spiega: "Dobbiamo dimostrare responsabilità nei confronti dei Paese, dei soci, dei consumatori, ma anche della componente produttiva. Il nostro blocco dei prezzi non penalizza le filiere di produzione. Per esempio quella del latte, che ha subito un significativo calo del prezzo alla produzione; noi ci siamo impegnati a pagarlo come prima della crisi. Più in generale, alcune filiere avranno – in questa dimensione globale del commercio – qualche problema di import. L'importante però è limitare e combattere le speculazioni di ogni tipo, dare una mano a chi produce e a chi consuma, aiutare a produrre e ad acquistare".

"Complessivamente il sistema delle filiere italiane sta reggendo bene alla crisi - ha detto Russo - perché abbiamo filiere molto più diffuse sul territorio; alle filiere lunghe nazionali si aggiungono una quantità di filiere locali. E molta della nostra produzione è in Italia, non c'è difficoltà a tenere pieni gli scaffali. Gli italiani poi sono molto più bravi a farsi bastare quello che trovano, a differenza di americani o inglesi. Loro hanno avuto tre settimane per prepararsi all'impatto del coronavirus, noi ventiquattro ore e abbiamo tenuto. Non era affatto scontato".

"Vedo diverse opportunità in questa crisi - conclude Russo - Dovremo affrontare una crisi economica, ma non sarà la prima volta che lo facciamo. Spero che il Paese ne venga fuori più forte e più unito, con una maggiore capacità di badare ai fatti veri della vita, piuttosto che alle polemiche, come mi sembra finora sia successo. E vorrei che questa crisi globale promuovesse il progetto europeo in maniera definitiva, trasformandoci in una Unione davvero più solidale. E dovremo trovare una modalità di vita che impatti meno sull'ambiente. I primi sondaggi, poi, avvertono che il clima familiare è migliorato, non era affatto scontato e mi auguro e spero che continui".

Fonte: leggo.it


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