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giovedì 2 aprile 2020


Il gelo è tornato. E per l'ortofrutta sono guai

Il gelo concede il bis: la nuova ondata di freddo risparmia ancora una volta l'ortofrutta spagnola, ma non quella italiana. Il weekend soleggiato e di bel tempo ha ormai lasciato spazio all'aria artica, proveniente dalla Norvegia, che ieri ha provocato gelate tardive su buona parte delle regioni del Nord (anche in pianura) e neve fino a quote basse in Puglia, Basilicata e alta Calabria.

E non è finita qui. Perché il rischio di gelate rimarrà molto elevato almeno fino alla prima mattinata di domani, venerdì 3 aprile. Per le drupacee, le pomacee, i kiwi e tutte le colture orticole in campo aperto, già particolarmente colpiti dal brusco ritorno di freddo della scorsa settimana (clicca qui per leggere l'articolo di approfondimento del 25 marzo scorso), la situazione è dunque destinata ad aggravarsi giorno dopo giorno. 

Una stima verosimile e puntuale dei danni si potrà calcolare solo nel giro di una settimana o dieci giorni. Nuove e gravi perdite per l'ortofrutta si possono comunque già prevedere in Emilia-Romagna, Veneto e Puglia. Ma a essere particolarmente esposte, nella notte appena passata, sono state anche le valli della Toscana, dell’Umbria, del Lazio e della Campania, con possibili ulteriori danni che i tecnici dovranno via via verificare. 



Colpita al cuore la frutticoltura emiliano-romagnola. L’imprenditore Gabriele Franceschelli, titolare de La Vallata, società agricola di Casalfiumanese (Bologna), conferma: “La nuova ondata di freddo sta spazzando via tutto quel poco che ci era rimasto dopo la scorsa settimana. Non ho parole. Le minime sono scese anche oltre i -4 gradi centigradi nella Vallata del Santerno, dove noi produttori non abbiamo veramente più niente da raccogliere. E la situazione è la più o meno medesima in buona parte delle aree frutticole dell'Emilia-Romagna, da Modena a Cesena”.

“Albicocche, pesche, prugne, pesche, kiwi, kaki, uva da vino: il gelo ci sta portando via tutto. Nessuno di noi emiliano-romagnoli aveva mai visto prima un disastro del genere - prosegue Franceschelli - Per la nostra Regione è prevedibile un danno di 1-2 miliardi di euro solo per la mancanza di prodotto, senza considerare l’indotto. Le aziende agricole, tra l’altro, stanno già iniziando a lasciare a casa i propri lavoratori”.

In Romagna, come sottolinea la Cia locale, le gelate hanno interessato tutto il territorio Ravennate, così come tutto il Cesenate, ad esclusione della zona verso il mare lato Cesenatico. Anche nel Forlivese e nel Riminese sono state segnalate forti criticità. "In certe zone e in certe aziende si prevedono perdite del 100% per ciliegio e albicocco; dell’80% per susino e pesco. Molto probabile un incremento di danni nelle pomacee e nelle viti, specialmente in collina", fa sapere la Cia Romagna.



Anche a livello istituzionale, alcuni dei territori coinvolti dell’Emilia-Romagna si sono già mossi per portare all’attenzione della parte pubblica le gravissime ripercussioni sul settore ortofrutticolo. Proprio ieri i sindaci dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna (Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Conselice, Cotignola, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda e Sant'Agata sul Santerno) hanno infatti scritto una lettera alla Regione, per “sollecitare il riconoscimento dello stato di calamità naturale, consentire l’applicazione delle disposizioni normative vigenti in materia di imposizioni contributive/previdenziali e fiscali e l’attivazione dei bandi per la concessione di contributi alle imprese danneggiate”.

Spostandosi più a Sud, la Puglia sembra essere la Regione messa peggio. La Coldiretti locale evidenzia, in particolare, che le nevicate delle ultime ore hanno colpito duramente le campagne delle province di Bari, Bat, Taranto e Foggia, mandando in fumo la produzione di mandorle, per le quali si stima una perdita di produzione di almeno il 90%, e vanificando in pochi giorni mesi di lavoro in campagna, con intere coltivazioni di carciofi, asparagi, bietole, finocchi, rape, cicorie e piselli pronte per la raccolta distrutte nei campi.
 
“La morsa di gelo, pioggia e neve sta compromettendo anche gli alberi da frutto che erano già fioriti per le temperature alte della primavera pazza e i vigneti di uva da tavola e da vino - spiega il presidente dell’organizzazione Savino MuragliaNon bastava l’emergenza Coronavirus, ora anche il clima pazzo ha dato il colpo di grazia all’agricoltura”. Coldiretti e le altre associazione di categoria hanno già inviato le istanze di calamità e sollecitato i Comuni pugliesi a chiedere agli uffici regionali competenti di avviare l’iter per le verifiche in campo e la conseguente richiesta di stato di calamità naturale.



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