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venerdì 13 marzo 2020


«Code di tir al Brennero? Gli austriaci sono anti-italiani»

Il Covid-19 rischia di avere ripercussioni anche sulle attività di esportazione su gomma di frutta e verdura italiana, dopo il provvedimento introdotto l’11 marzo dal governo austriaco che ha prescritto l’avvio dei controlli sanitari agli autisti italiani. Mercoledì sera e anche ieri, per tutta la giornata, si sono così formate code di tir lunghe fino a 90 chilometri da Bolzano al valico del Brennero (A22), snodo strategico per raggiungere i Paesi del Centro e del Nord Europa, in particolare la Germania, da sempre primo mercato estero di destinazione per la nostra ortofrutta.

Secondo la nuova ordinanza, i camionisti italiani devono essere sottoposti al controllo della temperatura corporea col termoscanner e sono obbligati a presentare un certificato medico comprovante l’assenza di infezione da Covid-19. Misure precauzionali che però non sono state previste per i trasportatori austriaci di ritorno dall’Italia. 



Le aziende tricolore confidano che l’Austria possa rafforzare e migliorare l’organizzazione dei controlli in modo da velocizzare tutte le procedure nel corso dei prossimi giorni, al fine di limitare i danni. Non mancano però le prime polemiche. Perchè alla lunga, la situazione al valico del Brennero potrebbe diventare insostenibile per tutte le aziende esportatrici d’Italia. 

“Gli austriaci, con l'avvio dei controlli, si sono dimostrati ancora una volta anti-italiani”, commenta a Italiafruit News Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna, associazione che riunisce molte delle maggiori imprese ortofrutticole della Regione per un fatturato annuo globale di 900 milioni di euro. “Questa situazione prova, allo stesso tempo, la debolezza politica del nostro Paese sul piano comunitario. Partite di questo tipo si giocano sui tavoli di Bruxelles". 

"I nostri soci, e in particolare gli esportatori di mele e kiwi, due prodotti ampiamente spediti in Germania in queste settimane, stanno purtroppo subendo forti ritardi nelle forniture e sostenendo costi aggiuntivi", aggiunge Minguzzi.
 


Giancarlo Minguzzi

Ma è non solo l’Austria a dare dei grattacapi alle aziende italiane. “Le limitazioni ai passaggi transfrontalieri - sottolinea la Coldiretti - sono state decise a nord anche dalla Svizzera, che ha deciso di chiudere alcuni valichi di collegamento con l'Italia, mentre a Est coinvolgono due tradizionali porte di passaggio delle merci Made in Italy verso l'Europa orientale, come la Slovenia sulla sua frontiera terrestre e la Croazia che ha sospeso i collegamenti via mare fra Ancona e Spalato”.

C’è poi un altro problema che, da almeno dieci giorni, riguarda i trasportatori di ortofrutta che partono dai Paesi dell’Est Europa (Polonia, Romania, ecc.), vengono in Italia a caricare e ritornano nel loro stato per rifornire catene distributive e mercati generali. "Alcuni camionisti dell’Est non vogliono più venire nel Nord Italia per la paura di essere sottoposti a 14 giorni di quarantena una volta ritornati”, conferma a Italiafruit News Stefano Pezzo, presidente di Fruitimprese Veneto.

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