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lunedì 2 marzo 2020


Nel carrello della spesa 50kg di confezioni all'anno

Fino a pochi anni fa era un tema da addetti ai lavori. Oggi, invece, il packaging è una questione rilevante anche per i consumatori. Ed è sempre più determinante nella scelta dei prodotti da acquistare. Lo conferma l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy, che ha voluto approfondire questo tema di grande attualità, misurando – per la prima volta – quanto, come e dove la riciclabilità degli imballaggi viene segnalata sulle etichette dei prodotti in vendita nei supermercati e negli ipermercati di tutta Italia.

Il punto di partenza è il (pesante) ruolo del packaging sul carrello della spesa: in Italia l’acquisto dei prodotti di largo consumo realizzato nei punti vendita della distribuzione moderna genera in un anno quasi 3 milioni di tonnellate di confezioni da smaltire.

Limitandosi ai prodotti grocery comprati in supermercati e ipermercati – i due canali commerciali più importanti, nonché quelli rilevati dall’Osservatorio Immagino – sono 1,2 i milioni di tonnellate di tara che ogni anno arrivano nelle case degli italiani. Si tratta soprattutto di contenitori per bevande (500 mila tonnellate) e per prodotti della drogheria alimentare (450 mila tonnellate). 

Riparametrando questi dati in base alla numerosità della popolazione nazionale e all’incidenza del largo consumo sulla quantità totale di rifiuti prodotti ogni anno nel nostro paese, l’Osservatorio Immagino stima che, in 12 mesi, ogni italiano (neonati compresi) si trova con 50 kg di packaging da smaltire. 

Come gestire questo volume di confezioni e materiali diversi? E come i produttori del largo consumo aiutano i consumatori a smaltirli correttamente? Per rispondere a queste domande l’Osservatorio Immagino ha analizzato le etichette di oltre 106 mila prodotti tra alimentari, cura casa, cura persona e petcare, scoprendo che un prodotto su quattro (il 25,4%) fornisce le istruzioni per lo smaltimento delle confezioni.

Queste indicazioni sono presenti soprattutto sulle confezioni realizzate con materiali che possono essere effettivamente recuperati tramite il circuito della raccolta differenziata. Di questo 25,4%, infatti, nell’82% dei casi il pack è indicato come “totalmente riciclabile” o “largamente riciclabile”, mentre solo nel 6,2% dei casi viene definito “non riciclabile(Immagine in apertura). Inoltre, circa metà degli oltre 27 mila prodotti che indicano in modo esplicito se e come il packaging può essere smaltito, è venduto in confezioni composte da un solo materiale.

In particolare, l’acqua minerale - con il 100% delle referenze dichiarate ”totalmente riciclabili” o “largamente riciclabili” - guida la classifica dei prodotti “virtuosi”, ossia con il maggior grado di materiale recuperabile comunicato in etichetta. La seguono da vicino il cura casa (come detergenza bucato e detergenza stoviglie) e le bevande (piatte e gassate).

L’analisi per tipologia di produttore, condotta dall’Osservatorio Immagino, ha inoltre rilevato che i prodotti delle grandi marche e le private label sono i prodotti dove maggiormente compaiono informazioni sullo smaltimento del pack. Partendo quindi dal fatto che il basket “medio” di spesa è composto per il 51,4% dai prodotti delle marche leader (top 20) e delle private label, ponderando le vendite per il numero effettivo di confezioni vendute per ogni prodotto, l’Osservatorio Immagino ha calcolato che le indicazioni sullo smaltimento del pack sono presenti sul 42,3% dei prodotti che entrano “effettivamente” nel carrello della spesa. E, di questo 42,3%, nell’86% dei casi le confezioni sono interamente o largamente riciclabili.

Fonte: Osservatorio Immagino


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