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lunedì 2 marzo 2020


Cuneo, presenze dei braccianti da redistribuire

Mauro Calderoni, sindaco di Saluzzo (in foto), prende carta e penna e scrive a tutti i comuni del territorio dove, nel 2019, aziende agricole hanno siglato contratti di lavoro, durante la stagione della frutta, con persone ospitate nel dormitorio temporaneo allestito nell’ex caserma “Filippi”, al Foro Boario.

Non è infatti un mistero che, in passato, Saluzzo si sia accollata l’onere della realizzazione di una struttura volta a migliorare in parte l’accoglienza delle migliaia di ragazzi che giungono in città, attratti dalla possibilità di occupazione nel settore della manodopera agricola.

Ed è per questo che Calderoni, a pochi mesi di distanza dall’inizio della stagione, si rivolge alle amministrazioni comunali del territorio.

Non solo saluzzese, dal momento che, lo scorso anno, sono stati ospitati nel Pas lavoratori con contratti stipulati addirittura a Boves, Bra, Busca, Campiglione Fenile, Caraglio, Cavallermaggiore, Cavour, Centallo, Cuneo, Dronero, Fossano, Monasterolo di Savigliano, Neive, Racconigi, Savigliano, Tarantasca e Villafalletto.

Questi vanno ad aggiungersi ai lavoratori – sempre ospitati nel dormitorio – assunti in aziende di Bagnolo Piemonte, Barge, Brondello, Costigliole Saluzzo, Envie, Lagnasco, Gambasca., Manta, Martiniana Po, Moretta, Oncino, Pagno, Piasco, Revello, Saluzzo, Sanfront, Scarnafigi e Verzuolo.

I numeri più grandi, dopo Saluzzo (531 lavoratori ospitati nel Pas) riguardano Revello (396), Verzuolo (360), Lagnasco (325), Scarnafigi (165), Dronero (141) e Savigliano (118).

I Comuni di Verzuolo, Costigliole Saluzzo e Lagnasco, in sinergia con il Consorzio Monviso Solidale e con la Caritas, portano avanti inoltre una rete di accoglienza diffusa sul territorio, con strutture in grado di offrire una soluzione abitativa temporanea ai braccianti che, non avendo trovato altre soluzioni, hanno un contratto di lavoro (di medio o lungo periodo, superiore al mese) con un’azienda agricola con sede in uno dei quattro paesi.

Il messaggio, indiretto, è che una struttura realizzata a Saluzzo, con l’utilizzo anche di fondi pubblici (comunali e regionali), non può diventare una sorta di punto di riferimento provinciale.
Ed è per questo che da Saluzzo, il sindaco chiede a tutti i colleghi di “contribuire in qualche modo ad alleggerire la pressione di queste presenze sulla comunità saluzzese”.
In altri termini, la richiesta è quella di creare un sistema di accoglienza sul territorio, per fare in modo che chi ha contratti dalle aree di Cuneo, Bra, Langa non debba far ricorso alla struttura del Foro Boario.

“Il contributo della manodopera straniera alla nostra agricoltura è ormai determinante – ribadisce Calderoni – Ogni analisi lo indica e, specie nella frutticoltura saluzzese, tale apporto è determinante. Il 35% circa degli addetti al comparto inoltre è di origine africana e vive in Italia in virtù di regolari permessi di soggiorno. Purtroppo costoro, non rientrando nel “sistema flussi”, non usufruiscono necessariamente dell’ospitalità in azienda”.
“Dai dati forniti dalla regione Piemonte – aggiunge il sindaco – si può constatare quanti contratti le aziende dei comuni del territorio hanno siglato con persone che hanno soggiornato presso la struttura comunale dell’ex Caserma Filippi. I numeri sono rilevanti, quindi auspico che per la prossima stagione i sindaci vogliano e possano contribuire in qualche modo ad alleggerire la pressione di queste presenze sulla comunità saluzzese”.

Il Comune di Saluzzo si è dato disponibile “per supportare ogni progettualità in merito e trasferire l’esperienza che, pur tra mille difficoltà, non ha mai prodotto criticità insormontabili”.

Fonte: targatocn.it


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