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mercoledì 12 febbraio 2020


«Sette insegne in 500 metri: finiremo come le banche»

“Cari retailer attenzione a non esagerare, altrimenti farete (faremo) la fine delle banche”. Un nuovo, ficcante post di Mario Gasbarrino su Linkedin scatena il dibattito. Nel mirino dell’ex manager di U2 Unes, attuale componente del Cda Everton e Cortilia, il sovraffollamento di punti vendita: “Si possono aprire a Corbetta, di fianco a un'Esselunga e un Carrefour storici, cinque discount in un raggio di 500 metri in due anni?”, si chiede Gasbarrino facendo riferimento alle recenti aperture di Penny Market, Lidl, Md ed Eurospin. “E prossimamente toccherà ad Aldi”, incalza. Il tutto “per la gioia dei Comuni, che non sanno come fare soldi, e dell’immobiliarista di turno, perché ogni retailer (lo facevo anch’io…) pensa di essere più bravo dell'altro… Ne riparliamo tra qualche anno”. Quando è troppo è troppo, affonda la lama Gasbarrino. Che ricorda come “l’online è dietro l’angolo”. E chiude con l'hashtag #crazycompetition (pazza competizione).

Numerosi i commenti al post: “Tutto non viene visto con lungimiranza, ma nell'immediato”, scrive un manager ex Stando/Billa. “Il cannibalismo non crea più competitività ma, a differenza di quanto recita il proverbio, tra i due litiganti nemmeno il terzo gode più. Non esiste un piano regolatore nel libero mercato, ognuno si batte a colpi di pricing e mark up fino a far agonizzare l'altro, ma come succede spesso in guerra, poi alla fine non vince nessuno, e ci perdono tutti”.



E c’è chi focalizza il ragionamento sul reparto ortofrutta e sul low cost: “Vedo nei discount una bomba a orologeria… Non parlo delle centrali o case madri ma dei vari affiliati che fanno discount solo abbassando la marginalità, rincorrendo una strategia non sempre chiara e certa dal Master franchising o dal Gruppo… Nel reparto ortofrutta fare discount è difficilissimo, poiché la maggior parte delle volte non hai contratti nazionali e ovviamente non puoi abbattere i costi con stock o strategie simili; quindi o abbatti la marginalità o la qualità". E ancora: "C'è chi dice che il reparto frutta deve essere civetta e il cliente poi acquisterà in altri reparti. Con questa alta concentrazione di strutture, tutte vicinissime, il cliente entrerà, comprerà il prodotto in promo, uscirà e andrà dal competitor: a dire il vero, già succede da anni”.

“Ormai è solo guerra dei prezzi a scapito dei produttori medio-piccoli che sono in affanno”, scrive un tecnologo alimentare. “La filiera non regge più e il food è diventato un sistema finanziario speculativo”.

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