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martedì 11 febbraio 2020


Dagli scarti di mele e pere nasce il dolcificante Fooditive

Se prima erano un rifiuto, oggi diventano materia prima per un dolcificante. Stiamo parlando delle mele e delle pere di seconda categoria, frutti leggermente ammaccati o marroncini che non possono essere venduti nei supermercati e che diventano protagonisti di Fooditive Sweetener.
Ad ideare questo dolcificante completamente naturale, come riportato dalla testata Wired.it, è stato lo scienziato alimentare giordano Moayad Abushokhedim.

Pensata come alternativa sostenibile allo zucchero, all’aspartame e ad altri dolcificanti naturali come la stevia, Fooditive viene prodotto dall’omonima azienda olandese utilizzando gli scarti della frutta forniti da agricoltori locali.



L’estrazione del fruttosio naturale avviene tramite un processo di fermentazione con lievito e, una volta filtrato e concentrato, il prodotto finale è privo di calorie, sostanze chimiche e allergeni. Inoltre, dal momento in cui non aumenta i livelli di insulina e glicemia, Fooditive è adatto anche per pazienti diabetici.

Il dolcificante è disponibile nelle versioni in polvere, liquido oppure in sciroppo.
Fooditive in polvere è composto da mele, pere, lievito ed acqua, prodotto ideale per le marmellate e per i settori pasticceria e confetteria. La versione liquida riporta un fattore di solidità al 30% ed è ideale per le bevande, mentre lo sciroppo ha una solidità del 70% e ne è consigliato l'utilizzo per il settore pasticceria. Tutte le varietà sono disponibili sia in versione biologica che non biologica.

E nella stessa ottica di sostenibilità, entro il 2030 l’azienda vorrebbe creare un’economia circolare con Rotterdam Circulair, un’organizzazione dedicata a riduzione, riutilizzo e riciclo dei rifiuti.

La stessa azienda, in espansione in Giordania, Regno Unito e Paesi nordici, ha sviluppato anche conservanti alimentari completamente naturali a partire dai rifiuti di carote, agenti addensanti provenienti da bucce di banana ed emulsionanti da estratti di patate.

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