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martedì 28 gennaio 2020


Spagna, l'aumento del salario minimo danneggerà il settore?

In Spagna, il neo governo spagnolo Psoe-Podemos ha deciso di alzare il salario minimo interprofessionale a 950 euro mensili. Un provvedimento che rischia di minare l’equilibrio economico-finanziario delle aziende agricole e, soprattutto, di penalizzare la capacità competitiva nel canale export del primo Paese esportatore di ortofrutta al mondo (oltre 13 miliardi di euro l’anno, per un volume di 13 milioni di tonnellate).

A mettere in guardia il governo di Madrid è Fepex, la Federazione nazionale dei produttori e degli esportatori di ortofrutta, secondo cui “l’aumento dello stipendio minimo andrà a provocare, in tutti i territori di produzione, ripercussioni negative sulla sostenibilità economia delle aziende che dovranno sostenere costi salariali aggiuntivi compresi tra il 7 ed il 22%”. 

Fepex ha osservato che il provvedimento del ministero del Lavoro, già applicabile in via retroattiva dal 1° gennaio 2020, non ha tenuto conto del fatto che il costo della manodopera nel settore ortofrutticolo spagnolo pesa già fino al 45% del costo totale di produzione.  



Le aziende ortofrutticole, secondo la Federazione, non saranno nemmeno in grado di trasferire le maggiori spese sui prezzi di vendita, a causa delle dinamiche in atto nel mercato globale.

"Oggi dobbiamo competere con il Marocco, che produce con i nostri stessi calendari ma ha un costo del lavoro orario di dieci volte inferiore al nostro. Anche il Portogallo ha un salario minimo più basso del 50% rispetto alla nuova soglia della Spagna".

"Il settore ortofrutticolo spagnolo - conclude Fepex - dà lavoro a un numero elevato di lavoratori scarsamente qualificati, con un’alta percentuale di immigrati che restano in Spagna per poco tempo. La nuova misura, oltre a ridurre l’attività produttiva, distruggerà l'occupazione nelle coltivazioni ad alta intensità di manodopera".

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