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martedì 7 gennaio 2020


Cimice asiatica, studio dell'Università di Udine

Sono diversi gli enti di ricerca e assistenza tecnica impegnati nell’individuare adeguate contromisure all’invasione della cimice marmorata asiatica. Uno delle possibili soluzione per contenere la sua presenza è l’utilizzo di antagonisti, come parassiti che intervengono a ridurre la popolazione degli insetti infestanti. Una strada che sta già portando alcuni interessanti risultati, come spiega in una nota inviata alla Regione l’entomologo Pietro Zandigiacomo, del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali Università di Udine.
“Nel 2018 e soprattutto nel 2019 mi sono occupato dello studio sulla presenza, diffusione e attività degli imenotteri parassitoidi delle uova della cimice marmorata – spiega il docente -. Le femmine dei parassitoidi (circa 1 mm) inseriscono un loro uovo in un uovo della cimice; la larva del parassitoide si alimenta a spese dell’embrione della cimice fino a diventare pupa e poi adulto. A questo punto l’adulto del parassitoide emerge dall’uovo della cimice. Tali utili insetti in prospettiva potrebbero abbassare drasticamente la densità di popolazione della cimice alloctona, portandola sotto livelli di danno e quindi riducendo la necessità di interventi a protezione delle colture, come per esempio il trattamento con insetticidi”.

Lo studio condotto dall’Università di Udine è complementare a quello portato avanti contemporaneamente dai tecnici del Servizio fitosanitario regionale dell’Ersa, con sede a Pozzuolo.

“Tutti i dati – continua Zandigiacomo - sono condivisi nell’ambito di un vasto programma di monitoraggio dei parassitoidi della cimice marmorata condotto da più unità operative in tutte le regioni dell’Italia settentrionale. Dall’esame preliminare dei dati raccolti dall’Università di Udine nel 2019 emerge la presenza di un complesso molto interessante di parassitoidi, che include la diffusa presenza di individui dei genere Trissolcus, fra cui Trissolcus mitsukurii, di origine asiatica (recentemente segnalato su una rivista internazionale a cura dei colleghi dell’Ersa) che appare particolarmente efficace, e almeno un’altra specie autoctona del genere Trissolcus. Inoltre, è stata rilevata, sebbene meno frequentemente, la presenza di un parassitoide autoctono del genere Anastatus. Per ultimo, si è constatata la sporadica presenza di una specie di iperparassitoide del genere Acroclisoides, ovvero un parassita del parassitoide. Questi dati, se pur preliminari, sono promettenti: la parassitizzazione complessiva delle ovature nelle località indagate dall’Università di Udine nel 2019 supera il 40%”.

Fonte: Il Friuli


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