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venerdì 20 dicembre 2019


Fitosanitari, giro di vite per tutti

Sabato 14 dicembre è entrato in vigore il Regolamento 2016/2031/Ue sul regime fitosanitario europeo che avrà ripercussioni su tutte le imprese ortofrutticole, non solo per quelle che esportano e importano. La disciplina europea introduce nuovi obblighi e responsabilità per gli operatori professionali, da chi importa a chi moltiplica e commercializza vegetali, e modifica inoltre le procedure di sorveglianza del territorio.

Il regolamento impone ai produttori ed esportatori nuove modalità di certificazione e di notifica per le partite da esportare, mentre aumenta notevolmente l’elenco dei prodotti da monitorare e controllare per l’importazione da Paesi Terzi rispetto al passato. 

Globalizzazione e cambiamenti climatici hanno del resto incrementato il rischio di introduzione di nuovi organismi nocivi per la salute delle piante; negli ultimi anni il numero di "specie aliene" arrivate sul territorio italiano ed europeo, dalla cimice asiatica in giù, è aumentato e il danno economico e sociale provocato è rilevante. Il sistema fitosanitario europeo si basa su un approccio di sistema "aperto", in cui tutto può essere importato ad eccezione di ciò che è vietato. L'unico modo per frenare l'ingresso di nuovi organismi dannosi è quindi una sorveglianza fitosanitaria rafforzata



La regolamentazione prevede quattro categorie principali, al fine di una migliore definizione delle priorità delle azioni e delle misure da adottare nonché una migliore assegnazione delle risorse: organismi da quarantena, organismi da quarantena rilevanti per la Ue, organismi da quarantena rilevanti per la Ue prioritari e organismi nocivi regolamentati non da quarantena.

Sempre il 14 dicembre è entrato in vigore anche il regolamento Ue 2017/625/Ue che definisce le modalità di effettuazione dei controlli ufficiali in materia di sanità delle piante: gli operatori professionali sono soggetti a "ispezioni" da parte dei Servizi fitosanitari, la cui frequenza può cambiare qualora l'operatore si doti di un Piano di gestione dei rischi connessi agli organismi nocivi.

Il giro di vite avrà conseguenze sul settore ortofrutticolo e carica di ulteriori obblighi e responsabilità i controllori. Nei giorni scorsi Cso Italy e Fruitimprese hanno incontrato i vertici della Regione Emilia Romagna e gli ispettori regionali per un confronto: “La cosa più urgente - riferisce Simona Rubbi di Cso Italy - è l’iscrizione al Registro Ufficiale degli Operatori professionali, il Ruop, per chi esporta ed importa ma anche, sembra, per chi movimenta ortofrutta nel territorio europeo: su questo ultimo aspetto abbiamo chiesto chiarimenti a Bruxelles. Molte cose sono ancora fumose, gli “applicativi” nazionali dovrebbero essere pubblicati solo in primavera. Siamo in una fase di assestamento - conclude Rubbi - con forme di gestione della situazione differenziate da parte dei Servizi fitosanitari regionali”. 



Riccardo Martini, presidente dell’Unione Utenti ed Operatori del Porto di Ravenna, ha incontrato il presidente della Regione Stefano Bonaccini sottolineando l’importanza di "rafforzare gli uffici fitosanitari dell’Emilia Romagna, una delle principali regioni italiane produttrici di ortofrutta".

“Questo Regolamento, sicuramente necessario per difendere adeguatamente le nostre produzioni da organismi alieni - commenta Martini - comporterà però un aggravio di lavoro per gli uffici fitosanitari, con il rischio di ritardi nelle certificazioni sia presso i produttori che presso il Porto di Ravenna. La Regione ha tenuto a tranquillizzarci in tal senso, informandoci che la questione è già stata affrontata per tempo: una delibera di Giunta del giugno scorso prevede l’assunzione di 25 ispettori fitosanitari da dislocare nei vari uffici regionali”. Se tutto andrà bene bene, l’iter partirà a febbraio 2020. 

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