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mercoledì 18 dicembre 2019


I prezzi della Gdo riconoscono il valore delle nostre patate

Le prime soddisfazioni delle patate rosse di Colfiorito passano dai banchi della grande distribuzione. Dopo un percorso di sviluppo durato anni, gli agricoltori della cooperativa agricola La Rossa di Colfiorito di Serravalle di Chienti (Macerata) guardano con soddisfazione al valore ricoperto oggi dal tubero umbro-marchigiano, che si riflette anche nell’andamento dei prezzi.

Conduzione familiare e tecnologia come chiavi del successo
Alla base del successo della cooperativa una conduzione familiare iniziata nel 2014 da quattro soci, oggi allargata a cinque. “Nonostante alcuni di noi si occupino anche di allevamento e della coltivazione di lenticchie, il nostro core business rimane la coltivazione dalla patata rossa di Colfiorito Igp” spiega il presidente della cooperativa Antonio Fainelli.
“Ad oggi abbiamo un’estensione di 12 ettari – continua il socio imprenditore -  e possiamo contare su una produzione media sui tremila quintali, quasi il doppio rispetto ai 1500 quintali della prima stagione 2014-2015. Negli anni abbiamo investito in tecnologia e il nostro ciclo di produzione è interamente meccanizzato, dalla semina alla incalzatura, e ancora dalla raccolta al lavaggio fino al confezionamento. Non riusciamo a certificare tutta la nostra produzione come Igp ma siamo a buon punto, circa l’80% della patate che produciamo ottiene il marchio comunitario e la percentuale è in costante crescita”.

La semina delle patate rosse di Colfiorito

Un valore riconosciuto anche dalla Gdo
Vendiamo il 90% delle nostre patate alla grande distribuzione – spiega il presidente – principalmente alle catene Eurospin ed Esselunga. I primi tempi non sono stati facili perché il valore del prodotto non era riconosciuto e i prezzi rimanevano sempre bassi. Eravamo bravi nella produzione ma non nella commercializzazione, poi abbiamo iniziato a studiare come attribuire il giusto valore aggiunto al prodotto. E’ stato un percorso difficile durato cinque anni ma ora iniziamo a vedere i primi risultati: se prima le nostre patate venivano vendute a 30 centesimi il chilogrammo, quest’anno arrivano a 50 centesimi. Un incremento non da poco, che testimonia tutto l’impegno che mettiamo per far conoscere il valore dei nostri prodotti”.
“Oltre che alla Gdo, vendiamo anche a ristoranti, agriturismi e clienti privati ma questi rimangono canali residuali - ancora Fainelli - L’ecommerce invece non lo abbiamo valutato, non sarebbe conveniente considerate le dimensioni del nostro giro d’affari. In ogni caso, continueremo a lavorare per la valorizzazione dei nostri prodotti”.


L'incalzatura delle patate rosse di Colfiorito

Gli effetti del meteo instabile 
“La stagione non è stata delle migliori perché abbiamo avuto un maggio estremamente piovoso – spiega il coltivatore – che ha ritardato la semina: se di solito seminavamo tra fine aprile e inizio maggio, quest’anno abbiamo iniziato a seminare a inizio giugno. E dopo la semina in ritardo, abbiamo avuto un luglio particolarmente piovoso che, se da un lato ci ha costretto a irrigare meno, allo stesso tempo ha comportato lo sviluppo di malattie funginee. Queste condizioni metereologiche hanno contribuito a un calo significativo della produzione, quasi il 20% in meno rispetto alla media degli ultimi cinque anni”.
“Fortunatamente la qualità non ne ha risentito – continua il presidente – e abbiamo ottenuto tuberi dalla pezzatura discreta e da un calibro leggermente più piccolo ma comunque uniforme”.

Il confezionamento delle patate rosse

Dalla raccolta al confezionamento
La cooperativa propone diverse confezioni di patate, si parte da quella più piccola da 1,5 chilogrammi per arrivare alla confezione di 10 kg e successive, passando per i packaging intermedi da 2 o 5 kg.
“Nonostante vendiamo principalmente alla gdo, abbiamo pensato qualche confezione anche per la vendita diretta – commenta il presidente della cooperativa – a volte ci capitano ordini da altre regioni d’Italia: per esempio, ultimamente abbiamo spedito le nostre patate a una signora di Treviso”.
Il packaging è realizzato in plastica riciclabile. “Non abbiamo ancora introdotto materiali biocompostabili nelle nostre confezioni - conclude Fainelli – perché c’è ancora troppa confusione a riguardo. Mentre la plastica si può riciclare, la questione smaltimento per questi nuovi materiali non è chiara. E poi c’è il problema prezzo, sempre più alto rispetto a quello della plastica. Non ci rimane che attendere indicazioni”.


Un'altra fase del confezionamento

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di Alice Magnani

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