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lunedì 16 dicembre 2019


Agrofarmaci vietati? S’infiamma il dibattito

La scelta dell'Unione europea di mettere al bando il Clorpirifos, fosforganico impiegato in frutticoltura, agrumicoltura e pataticoltura, sta generando un ampio dibattito all'interno del nostro settore. Tale decisione, motivata da valutazioni tossicologiche, mette in ulteriore difficoltà soprattutto la produzione frutticola, dal momento che il Clorpirifos viene indicato da molti addetti ai lavori come uno dei pochissimi agrofarmaci che può essere in grado di contrastare la cimice asiatica, pur non lasciando residualità sui frutti. 

Con il proprio voto del 6 dicembre scorso, l'Italia si è astenuta e quindi non ha espresso parere positivo sulla riautorizzazione del Clorpirifos, come invece si poteva pensare poche ore prima della votazione. Pesanti critiche, alla decisione comunitaria, sono state espresse da Paolo Bruni, presidente del Cso Italy: "Il settore frutticolo italiano, e in particolare la pericoltura, si trova in piena emergenza a causa della cimice asiatica - ha detto in occasione dell'assemblea annuale di Italia Ortofrutta Unione Nazionale, tenutasi giovedì scorso a Roma - Pensare di voler combattere questo insetto invasivo senza Clorpirifos è un fatto gravissimo che va fortemente denunciato. Rischiamo di perdere l'intera produzione di pere: non si può curare una broncopolmonite con l'aspirina!".

Per quanto riguarda le patate, il Clorpirifos veniva impiegato soprattutto per combattere gli elateridi, o ferretti, che quest’anno hanno causato danni ingenti nell’area del Bolognese (clicca qui per leggere l’articolo). D’ora in poi, la lotta chimica sarà quindi possibile solo con i piretoidi Teflutrin, Cipermetrina e Lambda Cyalotrina. "In Italia dobbiamo prendere atto che l'Europa ha scelto la strada della fermezza: se fino a poco tempo fa, la lotta chimica era l'elemento centrale della strategia di difesa, oggi non è più così. Sono la prevenzione e il monitoraggio a guidare il nuovo concetto di difesa a livello europeo", commenta a Italiafruit News Battista Bianchi, responsabile agronomico dell'Associazione Marsicana Produttori Patate (Ampp).

Ma il Clorpirifos è solo l'ultimo di una lunga lista di principi attivi che la Comunità Europea ha scelto di eliminare dopo l'applicazione della Direttiva 128 del 2009 sull'uso sostenibile dei fitofarmaci. Qualche altro esempio recente? Il bando del diserbante Venzar, in vigore da maggio 2019, sta mettendo in seria difficoltà i produttori di spinaci di tutta Italia.

La stretta dell'Ue sui principi attivi rischia quindi di avere pesanti ripercussioni sul reddito agricolo. All'industria chimica, tra l'altro, servono almeno dieci anni di attività di ricerca e sviluppo per poter sviluppare soluzioni alternative potenzialmente efficaci. E, per ogni nuovo prodotto, l'investimento si aggira sui 250 milioni di euro"Nell'ultimo decennio, la Comunità Europea ha eliminato il 70% dei principi attivi impiegabili in agricoltura, ma se guardiamo solo al 2019 sono stati pochissimi i prodotti considerati pericolosi", ha specificato Lorenzo Faregna, direttore di Agrofarma-Federchimica all'evento di Italia Ortofrutta Unione Nazionale. 

“Le nostre industrie sono le prime a essere interessate alla difesa dell’ambiente e dei consumatori - ha proseguito - Ogni anno investono il 6% del loro fatturato in ricerca e sviluppo, quindi sei volte tanto rispetto alla media delle industrie italiane (dati Istat), per trovare prodotti chimici più performanti: da utilizzare meglio, di meno e in maniera più mirata. Ancora oggi, la chimica serve e non bisogna commettere l'errore di considerare l'agrofarmaco come un problema dell'agricoltura”.

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