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lunedì 16 dicembre 2019


La Commissione europea fa il tagliando all'ortofrutta

Se parlassimo la lingua delle agenzie di rating, l'outlook dell'ortofrutta europea risulta stabile con tendenza negativa. Nelle proiezioni sulle prospettive agricole dell'Ue per il periodo 2019-2030, le notizie per l'ortofrutta italiana non sono proprio confortanti. Vediamo nel dettaglio cosa gli esperti della Commissione europea si aspettano per il mercato di mele, pesche e nettarine, arance e pomodori, le specie ortofrutticole considerate nel report pubblicato nei giorni scorsi.

Pesche e nettarine

Il comparto ha quattro protagonisti: Spagna, Italia, Grecia e Francia. Nel 2030 la produzione per il mercato fresco si dovrebbe ridimensionare sulle 3,3 milioni di tonnellate, soprattutto grazie a una ristrutturazione del settore in Spagna dopo il boom produttivo vissuto tra il 2012 e il 2017 (+ 54%).



Sui prezzi non ci sono buone notizie, almeno – come riporta il documento della Commissione europea - per i frutti di Spagna, Italia e Grecia. Le quotazioni continueranno a flettere: -3% annuo fino al 2030, simile al calo degli ultimi sette anni. In Francia, invece, dove il 90% della produzione è venduta sul mercato nazionale, i prezzi sono molto più alti per la preferenza dei consumatori per il prodotto francese.



Sul fronte dei consumi di pesche e nettarine si prevede una diminuzione: se negli ultimi 5 anni è aumentato di circa il 4% grazie all'alta disponibilità e ai prezzi bassi, nel periodo di previsione diminuirà dello 0,5% all'anno per circa 6 chili pro capite, questo anche a causa della concorrenza con altri frutti estivi. “I consumatori passano facilmente ad altri tipi di frutta in estate – evidenzia il report - ad esempio i meloni, che sono sempre più disponibili nei supermercati anche in confezioni con il prodotto pronto per il consumo, in particolare quando la qualità delle pesche e delle nettarine scende al di sotto delle aspettative”.



Entro il 2030, le esportazioni di pesche e nettarine dovrebbero crescere lentamente (+ 0,4% all'anno) dopo un calo dell'11% nel 2014-2019 a causa dell'embargo russo. Le importazioni, principalmente al di fuori della stagione di produzione, dovrebbero aumentare in linea con la tendenza dell'ultimo periodo (1% all'anno).

Mele

Sulle mele gli esperti della Commissione europea prevedono livelli stabili da qui al 2030, con volumi sui 12 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda le superfici, queste diminuiranno dello 0,8% all'anno ma i quantitativi resteranno stabili grazie a un aumento delle rese.
Nel report si evidenziano i possibili effetti della "modernizzazione del settore melicolo polacco, stimato intorno al 25% della produzione comunitaria", che sarà "un fattore trainante. I vecchi frutteti saranno parzialmente sostituiti da nuove varietà di piante che soddisfano meglio le preferenze dei consumatori. La concentrazione della produzione nelle grandi aziende agricole e l'uso di nuovi metodi di produzione consentiranno di aumentare la resa media. La modernizzazione del settore favorirà inoltre la cooperazione all'interno del settore delle mele polacco, ancora molto disperso. Ciò dovrebbe portare a una migliore qualità e commercializzazione delle mele polacche".



Entro il 2030, l'aumento del numero di varietà di mele, che rispecchiano meglio le diverse preferenze dei consumatori, e una migliore qualità dovrebbero tradursi in un rallentamento del calo dei consumi (-0,1% rispetto a -1% nel periodo 2014-2018). Anche il calo del consumo di mele trasformate dovrebbe rallentare (-1% all'anno rispetto al -1,3% dell'ultimo decennio).
Le esportazioni di mele fresche continueranno a crescere, ma ad un ritmo più lento rispetto al passato (0,7% all'anno, rispetto al 3,6% del periodo precedente). “Nonostante l'apertura di nuovi mercati e il previsto aumento della qualità, la crescita delle esportazioni rimane moderata – è scritto nel rapporto - in particolare a causa delle restrizioni fitosanitarie nei paesi terzi. Le importazioni di mele fresche dovrebbero rimanere stabili”.

Arance

La produzione europea di arance sarà stabile fino al 2030 con circa 6,2 milioni di tonnellate di prodotto. La quota destinata al settore della trasformazione - principalmente i succhi di frutta - dovrebbe diminuire leggermente (-1% all'anno) a favore del mercato fresco. Spagna e Italia resteranno i due principali Paesi produttori con oltre l'80% della produzione.



I consumi sono previsti in rallentamento: il valore pro capite annuo per le arance trasformate sarà di 8,8 kg nel 2030 e 11,4 per le arance fresche (erano 11 kg e 10,9 kg nel 2018). “All'interno del mercato di prodotti freschi – cita il documento - il consumo di arance da tavola cala a favore di frutta più facile da mangiare, mentre il consumo di succo appena spremuto in supermercati, caffè e ristoranti sta guidando l'aumento generale del consumo”.

Pomodori

Il mercato dei pomodori si orienterà maggiormente su soluzioni snack – come ciliegini e datterini – e varietà di maggior valore aggiunto. La produzione si concentrerà su queste soluzioni, portando a volumi più bassi ma valori crescenti. La produzione europea rimarrà così stabile sui 7 milioni di tonnellate, ma il paniere avrà una nuova composizione.



Il consumo pro capite di pomodori freschi nell'Ue dovrebbe rimanere stabile in valore assoluto (circa 14 kg), ma con una quota crescente di pomodori piccoli. Le esportazioni di pomodori freschi coltivati in Europa saranno in crescita nel periodo di previsione (+ 3,6% all'anno). Le importazioni di pomodori freschi sono aumentate in modo significativo nell'ultimo decennio (+ 3% all'anno) e dovrebbero continuare a crescere anche in futuro, ma a un ritmo più lento (+ 1% all'anno). La crescita arriverà in particolare dal Marocco, che ha già rappresentato l'80% delle importazioni totali dell'Ue nel 2018.

Copyright 2019 Italiafruit News


Maicol Mercuriali
Editor - Social Media Manager
maicol@italiafruit.net

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