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venerdì 13 dicembre 2019


«Solo uniti si può vincere la sfida del valore»

Mezzo secolo di vita per Italia Ortofrutta Unione Nazionale, un traguardo storico importante che la compagine associativa, nata dall’integrazione tra le ex Unioni Uiapoa e Unacoa, ha voluto festeggiare ieri a Roma presso l’Hotel Aldrovandi Villa Borghese. Tantissimi gli invitati, persone che hanno fatto la storia dell’Unione, l’attuale struttura dirigenziale, rappresentanti delle 140 Organizzazioni di Produttori (Op) associate, delle associazioni sindacali e delle massime istituzioni, tra cui il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova (clicca qui per leggere una parte del suo intervento) e Paolo De Castro, primo vice presidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo.   

Ad aprire gli interventi sono stati il presidente onorario Gianni Petrocchi e il presidente Gennaro Velardo che hanno ripercorso le tappe salienti della vita dell’Unione, iniziata nel lontano 1969. Ha preso poi la parola il direttore Vincenzo Falconi (foto di apertura) che ha parlato di presente e futuro del settore nazionale, evidenziando che, dopo la nascita dell’Ocm Ortofrutta, nel 1996, la crescita delle Op italiane è stata costante nel tempo. 


Gennaro Velardo, a sinistra, con Gianni Petrocchi

“Nel nostro Paese oggi sono presenti 304 Op, di cui 292 con Programmi Operativi, che rappresentano 6,4 miliardi di produzione organizzata (55% dell’ortofrutta italiana), interessano il 32% della superficie nazionale e il 56% delle quantità totali – ha detto il direttore dell'Unione nazionale – Le Op italiane si manifestano sempre più come imprese guida che servono non solo a orientare l’intero settore, ma anche chi non si riconosce nel sistema organizzato. Non a caso, infatti, negli ultimi otto anni è cresciuta sensibilmente anche la loro capacità di intercettare e vendere anche il prodotto dei non soci (+70 milioni di euro l’anno). 

Falconi ha poi trattato puntualmente sette grandi tematiche/criticità che il sistema organizzato dell’ortofrutta italiana deve affrontare per garantirsi un futuro più roseo, che sono state successivamente discusse in un talk show che ha visto la partecipazione di Angelo Benedetti, presidente di Unitec; Lorenzo Faregna, direttore di Federchimica-Agrofarma; Carmine Pagnozzi, direttore di Asso Bioplastiche; Claudio Dall’Agata, direttore di Bestack e Paolo Bruni, presidente di Cso Italy. 



La prima criticità indicata da Falconi riguarda l’approccio al mercato. “Il settore – ha precisato – deve tornare a interpretare il mercato, aprire nuovi sbocchi in modo veloce e soprattutto lavorare per ridare valore al prodotto ortofrutticolo, che negli ultimi anni è stato fortemente penalizzato dalla politica del basso costo della Gdo”. 

Un altro tema fondamentale è la necessità di definire regole reciproche ed uniformi per tutti i prodotti che sono commercializzati nell’Ue. Falconi, a questo proposito, ha citato l’esempio del costo del lavoro: “L’Italia ha un costo medio di circa 11 euro l’ora, la Spagna di 7 euro l’ora e il Marocco di un euro l’ora: chiediamo all’Europa di impegnarsi per garantire un quadro omogeneo e reciproco per tutti”. 

Poi c’è la scarsa marginalità, fattore che deprime la nostra competitività, seguita dalla difficoltà a reperire lavoratori agricoli. “Oggi in Italia si deve tornare a parlare di politiche del lavoro – ha specificato – Noi riteniamo che sia importante definire un nuovo quadro normativo ad hoc per favorire le grandi campagne di raccolta, fare una migliore programmazione dei flussi d'ingresso ed individuare delle premialità per le Op che aumentano sia il numero dei lavoratori che le giornate di impiego”. 




La quinta priorità è rappresentata dalla capacità di offrire una produzione di migliore qualità e in modo continuativo nel tempo, anche attraverso il maggior utilizzo di tecnologie per la selezione dei prodotti. "Abbiamo bisogno di recuperare un rapporto di consumo con le nuove generazioni e di investire in progetti di educazione alimentare”, ha aggiunto il direttore. 

Altro argomento di rilievo è poi quello della ricerca: “Occorre rendere più fluido il trasferimento delle innovazioni e delle conoscenze in azienda, lavorando affinché tali innovazioni siano made in Italy”. Da ultimo si è parlato di ambiente e sostenibilità, con Falconi che ha promosso le azioni delle Op dedicate al corretto uso degli imballaggi, alla sostituzione delle plastiche monouso, alla chimica green e all’agricoltura di precisione. 

In vista della nuova programmazione dell’Ocm, Italia Ortofrutta Unione Nazionale ritiene utile stimolare comportamenti virtuosi sia dentro che fuori la propria base associativa. “Il nostro settore ha bisogno di un cambio di passo – conclude Falconi – Dobbiamo incoraggiare le relazioni tra imprese, avere aggregazioni che commercializzano di più insieme e che puntano a nuovi mercati di sbocco. Forse, infine, dobbiamo anche iniziare a ragionare ad una rimodulazione degli aiuti. Oggi l’aiuto medio è pari al 50% del Programma Operativo; sarebbe ideale poter disporre di un contributo aggiuntivo a favore di tutte quelle azioni che ci spingono a essere più competitivi, come per esempio gli investimenti nel capitale umano o quelli nella ricerca e sviluppo”.

Alla giornata celebrativa, suggellata dal leitmotiv “L’unione fa la forza”, hanno partecipato tra gli altri relatori anche Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea, Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, Franco Verrascina, presidente di Copagri, Mauro Di Zio, vicepresidente di Cia Nazionale e Giorgio Mercuri, presidente dell’Aci.



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