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mercoledì 4 dicembre 2019


Aglio, terreni impraticabili e semine in netto ritardo

Al Nord Italia la continua pioggia di ottobre e novembre sta ritardando le semine delle varietà tardive di aglio, tra cui il pregiato bianco piacentino. La preoccupazione degli addetti ai lavori non è ancora seria, perchè c'è tempo sino a fine gennaio per effettuare i trapianti. Ma, di sicuro, si può già affermare che lo spostamento in avanti dei programmi causerà la contrazione delle rese per ettaro nel corso della prossima stagione.

"In provincia di Piacenza si deve ancora seminare il 70-80% delle superfici di aglio bianco tardivo", conferma a Italiafruit News Francesco Delfanti dell'omonima azienda piacentina di Monticelli d'Ongina, tra i principali player del settore a livello nazionale. 

"I terreni del Piacentino sono di medio impasto pesante e, quindi, ora ci servono almeno venti giorni senza precipitazioni per riprendere le semine".



Intanto, la campagna commerciale del bulbo a livello europeo sta proseguendo con ritmi di vendita normali e con prezzi che si sono stabilizzati sul 20% in più rispetto all'annata precedente. In Italia, in particolare, le aziende continueranno a commercializzare gli stock del raccolto 2019 per altri sei mesi, fino a maggio 2020.

"Nel complesso, il prodotto italiano che è disponibile nei magazzini vanta una qualità molto elevata", sottolinea Delfanti che, il prossimo 19 dicembre, a Piacenza, parteciperà come rappresentante di Fruitimprese alla riunione del Gruppo di contatto misto sull'aglio. Nell'occasione i delegati di Italia, Spagna e Francia si confronteranno sulla situazione di mercato e sulle previsioni di semina per la prossima campagna. 

"Affronteremo anche il tema delle problematiche fitosanitarie che riguardano l'aglio europeo, a partire dal marciume secco. I produttori spagnoli, in particolare, quest'estate hanno avuto problemi qualitativi molto rilevanti - conclude Delfanti - con le varietà tardive di aglio bianco, che sono diventate gialle e molli. Per alcuni lotti si è dovuto buttare il 70-80% della produzione".

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