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Global Tomato Congress mercoledì 27 novembre 2019


Pomodoro italiano, apprezzato ma introvabile

Stentavo a credere alle mie orecchie quando ieri - al Global Tomato Congress organizzato a Rotterdam dai nostri partner di Fruitnet - il collega Hans-Christoph Behr (deputy manager di Ami Germany) ha evidenziato quanto troverete nelle prossime righe. Malgrado non sia niente di nuovo rispetto ai nostri approfondimenti sul made in Italy, quella sua frase pronunciata dopo il mio intervento sulle esperienze che abbiamo condotto sul mercato italiano del pomodoro mi ha fatto correre un brivido lungo la schiena e vale certo la lettura di questo breve resoconto del congresso.

Oltre 300 delegati hanno fatto tappa in Olanda - a livello globale il secondo Paese per esportazione  di pomodoro da consumo fresco dopo il Messico - per affrontare temi centrali per il futuro di questa coltura. In primis l'innovazione tecnologica, sia sul piano della ricerca varietale che della selezione e del confezionamento, con due grandi focus su gusto e sostenibilità, concetti declinati dai diversi speaker sotto tutti i punti di vista. 



Dalle relazioni dedicate alla fase distributiva, poi, è emersa una profonda volontà di razionalizzare gli assortimenti attraverso una categorizzazione percepibile dal consumatore. Davanti a una proliferazione varietale che ormai fatica a trovare riscontro a livello di percepito del cliente, i grandi gruppi distributivi europei hanno dichiarato di arrivare a referenziare nel corso dell'anno oltre 800 differenti prodotti, tenendo ovviamente conto dell'enorme quantità di variabili di segmentazione disponibili: varietà, origini, grammature, tipologie di confezionamento, ecc.. Una tale frammentazione risulta insostenibile e - hanno sottolineato - va razionalizzata anche perché con le prime dieci referenze si fa il 65% del fatturato.

Malgrado questa iper-segmentazione, infatti, il mercato del pomodoro si presenta un po' stagnante in tutta Europa a livello quantitativo, ma si nota un apprezzabile incremento dei valori soprattutto nei Paesi più a nord. Questo anche grazie alla snackizzazione del consumo, che in Olanda è arrivata a rappresentare il 35% delle vendite totali.



Nell'ottica della valorizzazione, nella mia relazione ho illustrato le ricerche del percepito e del vissuto del pomodoro da parte del consumatore italiano realizzate per il Monitor Ortofrutta di Agroter, in collaborazione con Toluna, per offrire al congresso uno spaccato sul Bel Paese: dall'andamento dei consumi ai desiderata dei consumatori. Ho poi presentato al Global Tomato Congress il progetto "Pomodoro in pillole", la serie di cortometraggi dedicati al pomodoro promossi da Seminis e realizzati da Agroter (cllica qui per vedere il primo episodio), intervistando gli attori della filiera sulle suggestioni che emergono dal Monitor Ortofrutta.



E proprio allacciandosi al mio intervento è arrivata la dichiarazione di Hans-Christoph Behr. Dopo aver illustrato l'andamento del mercato del pomodoro nei vari Paesi europei, il deputy manager di Ami ha sottolineato come il pomodoro italiano svetti nelle preferenze dei consumatori europei - Germania in testa - ma come questo contrasti con la debole presenza, per altro in contrazione, dello stesso sui principali mercati. In Europa e nel mondo adorano il pomodoro italiano, ma il nostro prodotto non si trova sui banchi dei supermercati.



Una considerazione che dovrebbe far riflettere gli attori della filiera dell'oro rosso, soprattutto pensando che negli ultimi dieci anni il pomodoro olandese ha raddoppiato i volumi realizzati sul mercato italiano. Essere desiderati ma introvabili non è una grande strategia di marketing.

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