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mercoledì 20 novembre 2019


Clementine, campagna avara di volumi e... soddisfazioni

La campagna 2019 delle clementine si conferma un'annata dai volumi avari. "A noi manca oltre il 50% del prodotto e non arriveremo a Natale: gli scorsi anni in questo periodo avevamo già prodotto 30mila quintali di frutti, quest’anno arriviamo a malapena a 15mila”. E’ la testimonianza di Mario Chiaro, commerciale della cooperativa Bacam Fruit di Corigliano Calabro (Cosenza), che con Italiafruit News fa il punto sulla campagna commerciale delle clementine.

Il commento di Chiaro sembra confermare i trend di questi agrumi sul mercato: una produzione a volumi bassissi e prezzi riconosciuti ai produttori decisamente sotto la media, spesso influenzati da campagne promozionali poco ragionate di alcune catene distributive.



“Nonostante la quantità raccolta sia bassissima – continua Chiaro – riusciamo ad assicurare un prodotto dalla qualità eccezionale: la pezzatura è buona e il grado Brix ottimale: basti pensare che a metà settembre, con i frutti ancora verdi, arrivava già a 12 gradi. A determinare la dolcezza dei frutti sono le caratteristiche climatiche di cui gode la piana di Sibari, in cui la nostra cooperativa è collocata. Per quanto riguarda il colore, non abbiamo ancora frutti completamente pigmentati ma è comprensibile: finora la temperatura è stata più alta rispetto alla media degli stessi periodi degli scorsi anni”.

“Bacam Fruit riunisce 30 produttori della zona, ogni azienda con un’estensione massima di cinque ettari – continua il manager della cooperativa – Produciamo principalmente clementine ma anche arance, che vendiamo all’ingrosso ai mercati di Treviso, Udine, Rimini e Firenze, ma anche alla grande distribuzione italiana e all’estero, soprattutto in Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria, Ucraina, Bielorussia, Olanda e Danimarca”.



Per quanto riguarda il prezzo di vendita delle clementine, la posizione è chiara. “Il prezzo delle nostre clementine è sempre superiore ai 50 centesimi, poi in base al calibro variamo dagli 80 centesimi a un euro. Quello che dispiace – sottolinea Chiaro – è che il nostro prodotto, buono e fresco, viene spedito in Olanda mentre qui arriva quello dal Sudafrica o dalla Spagna, con frutti che sembrano lucidi e bellissimi quando in realtà arrivano in Italia dopo un viaggio minimo di due giorni e magari dopo aver subito trattamenti chimici. Avete mai assaggiato una clementina spagnola? Io l’ho fatto e vi posso assicurare che il gusto è ben diverso da quello di un frutto italiano”.



Secondo Chiaro il futuro del settore agrumi deve per forza passare dalla valorizzazione del prodotto italiano, che si ottiene anche tramite un’implementazione della comunicazione. “E' fondamentale valorizzare il prodotto italiano mentre il nostro mercato nazionale non fa altro che mortificarci perché non fa politica a riguardo – dice Chiaro - Bisogna ripartire da una divisione netta dei prodotti: da una parte la qualità italiana, dall’altra i prodotti esteri. In generale, serve più comunicazione per il nostro settore e per incentivare il consumo di frutti italiani. Basta poco per migliorarla, per esempio a partire dalle trasmissioni televisive dedicate alla produzione di agrumi. Sarebbe sufficiente registrarle in un periodo dell’anno in cui i frutti ci sono e sono ben visibili sugli alberi per testimoniare l’altissima qualità del prodotto italiano, che a molti sfugge”.

Copyright 2019 Italiafruit News


di Alice Magnani

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