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giovedì 24 ottobre 2019


Bioplastiche, Bio-on accusata di falsificare i bilanci

Finisce nella bufera la società bolognese Bio-on Spa che produce e concede in licenza le nuove plastiche biodegradabili "Minerv PHAs", impiegate anche nel settore ortofrutticolo. Ieri mattina, infatti, il comando della Guardia di Finanza, dando seguito all'inchiesta denominata "Plastic Bubbles" della Procura di Bologna, ha eseguito tre misure cautelari nei confronti di altrettanti manager della società che dal 2014 è quotata al listino Aim di Borsa Italiana, dedicato alle piccole e medie imprese. Due i reati a loro contestati: "false comunicazioni sociali delle società quotate" e "manipolazione del mercato". 

Nel corso della giornata, le Fiamme Gialle hanno proceduto anche al sequestro di beni per 150 milioni di euro, pari al valore del profitto dei presunti reati, e realizzato numerose perquisizioni in Emilia-Romagna, Lombardia e Lazio. Nove le persone che risultano indagate fra amministratori, sindaci, direttore finanziario e revisore. Nel frattempo, le azioni della società sono state sospese dalle negoziazioni a tempo indeterminato.

Una vera mazzata per Bio-on, il cui titolo azionario a luglio 2019 era crollato dopo la pubblicazione del report "Una Parmalat a Bologna?" da parte del fondo americano Quintessential che mise in dubbio l'assetto societario, la sua contabilità e l'efficacia dei biopolimeri PHAs. La società, dal canto suo, smentendo il report presentò denuncia contro il fondo americano. 



"L’operazione Plastic Bubbles nasce dal monitoraggio - fa sapere, in una nota, la Guardia di Finanza di Bologna - svolto dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria dell’andamento delle contrattazioni in Borsa relative ai principali titoli azionari di aziende operanti nell’area bolognese. Tale attività consentiva, lo scorso mese di luglio, di rilevare e segnalare alla locale Aurorità giudiziaria una forte anomalia nell’andamento del titolo della società Bio-on a seguito della pubblicazione di un report da parte di un fondo americano, che ne metteva in discussione la veridicità dei dati contabili e la solidità finanziaria".

"Le successive attività di indagine - proseguono le Fiamme Gialle bolognesi - hanno evidenziato numerose irregolarità in ordine alla formazione dei bilanci e all’informazione societaria riportata al mercato, con particolare riferimento ai ricavi e al livello di produzione dichiarati dalla società felsinea. Nel dettaglio è stato rilevato come gran parte dei ricavi iscritti nei bilanci della società dal 2015 al 2018 fosse non veritiera, con riguardo alle tempistiche e modalità di effettiva realizzazione, mentre parte dei ricavi generati da cessioni di licenze nei confronti di due joint venture contabilizzate nel 2018, sarebbe frutto di operazioni fittizie. Inoltre, evidenzia il Gip, le false informazioni di bilancio sono risultate strettamente funzionali ad accrescere la capitalizzazione e, conseguentemente, rendere più appetibili sul mercato le azioni della società.

"Infatti la strategia comunicativa utilizzata dal presidente del Cda, definita, scrive ancora il Gip, roboante, ammiccante ed ottimisticamente proiettata verso obiettivi sempre più significativi che sottaceva alcuni dati di fondo sviluppati dall’attività di indagine è riuscita a creare nel mercato ingannevoli aspettative di forte crescita-espansione, influenzando significativamente l’andamento del titolo - conclude la nota - Tale condotta ha consentito di raccogliere ingenti risorse finanziarie e generare indebiti vantaggi economici per i soci, anche a seguito della cessione di warrant collegati al titolo. Le attività di sequestro hanno avuto a oggetto beni e risorse finanziarie degli indagati fino al raggiungimento dell’importo del profitto del reato, quantificato in 36 milioni di euro, nonché le azioni della società quotata nella disponibilità degli stessi, il cui valore ammonta a circa 115 milioni di euro".  



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